Marano, commozione per la scomparsa di Domenico De Rosa, per 42 anni in servizio al Comune

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È morto nei giorni scorsi, dopo una breve malattia, Domenico De Rosa, 74 anni, ex dipendente del Comune di Marano. De Rosa, impiegato prima nel settore igiene urbana e successivamente presso il comando vigili, era molto noto (anche per la sua attività di panificatore) e ben voluto da tutti. Ha lavorato per 42 anni al Comune di Marano e fu insignito dell’onorificenza di Cavaliere del lavoro. Alla famiglia De Rosa le condoglianze della nostra redazione.

Di seguito la lettera della figlia di Domenico.

“Era mio padre colui che mi ha insegnato tutto, ma in primis il rispetto per le persone da quelle anziane ai bambini piccoli perché per lui non c’era età, ma rispetto e umiltà e con un sorriso al buongiorno dava vita a giornate di lavoro. Mio padre nasce il 1 dicembre del 1946, quarto figlio di 8 figli, figlio di un grande lavoratore Giuseppe De Rosa chiamato da tutti “Peppe e tirant” e Maria Giordano anche lei chiamata “Maria e tirant”, proprietari di una salumeria dove c’era anche un forno dove facevano il pane e dove mio padre ha imparato il mestiere del panettiere osservando e aiutando il nonno. Ricordo che mi raccontava che nella stanchezza di anni e anni di fatica il nonno a volte si addormentava e il mio papà gli faceva trovare il pane pronto prima di andare a lavoro. All’età di militare partì per Pisa e li venne arruolato nei paracadutisti, prese il brevetto e fece anche i suoi primi lanci entro nelle grazie del colonnello per il suo carattere schietto umile e vivo, divenne suo autista. La gioventù di mio padre è stata ricca di esperienze. Venne assunto nella Fiat di Torino dove mi raccontava che gli era restato impresso che il grande Gianni Agnelli girava in bici e salutava ogni singolo operaio, ma ritorno a Napoli perché all’epoca era fidanzato con la mia bellissima mamma e aveva paura di perderla.

Ritornò a Napoli e prese tutte le patenti possibili per guidare i camion, iniziò con il trasposto della “Mondialgel” finché non entrò come dipendente comunale nella nettezza urbana, all’epoca tutto privato dovevi comprarti il camion e li iniziò come guidatore dei camion dei rifiuti, ma tutto faceva tranne che il suo ruolo, scendeva e lavorava con tutti, infatti da testimonianze dei suoi vecchi colleghi tutti volevano lavorare con il turno di papà, perché alla fine del turno tutti volevano tornare a casa senza andare a scaricare la spazzatura perché cosa pesante, mio padre faceva ritornare i suoi colleghi a casa e ci andava da solo, oppure come una volta nell’atto si scaricare il camion il suo amico stava cadendo giù dal burrone e lui scese dal camion ed ebbe la prontezza di tirarlo per il braccio e salvargli la vita.

Gli anni passavano e iniziò a diventare tutto privato e anche gli spazzini e la spazzatura, quindi mio padre divenne dipendente comunale lavorando al servizio al comando della polizia municipale. Si è fatto amare da tutti ed era fiero dell’affetto che avevano per lui i vigili urbani di Marano, il titolo di “cavaliere” non è un grado ma un nomignolo datogli da un vigile urbano che lo chiamava il “cavaliere” e quando è arrivata la cosiddetta età da pensione tutti i suoi amici del comando dei vigili quel nome “cavaliere” glielo hanno impresso su una targa, e lui ne era fiero la mostrava a tutti.

Mio padre era un cavaliere di cuore e di animo, ha aiutato tantissime persone senza che noi figli sapessimo qualcosa. Quello che fa la mano destra non doveva saperlo la sinistra ,il bene si fa in silenzio questo è un suo insegnamento. È stata una vita ricca la sua: ha vissuto a pieno perché lui amava lavorare, amava il suo lavoro, amava il pane, si svegliava alle 5 del mattino per aiutare gli operai prima di andare a lavoro ,era quello che portava il caffè ai ragazzi o alla dottoressa della farmacia di fronte dopo una notte di turno, era quello che si fermava sotto la pioggia dietro ad un pullman bloccato per aiutare la circolazione delle macchine, era quello che i vigili urbani a qualsiasi ora lo chiamavano lui correva, era quello che dove ti trovavi sentivi la voce a km di distanza perché aveva quel vocione e gli piaceva ridere e far ridere ,amava la vita il mio papà e amava i suoi clienti il pane nel forno non stava tranquillo lui era quello che lo girava e rigirava per ogni lato di cottura perché per lui il pane era amore un dono che dai alle tavole di tante famiglie.

Non esisteva contrattempo, mio padre non lo permetteva e ogni operaio qualsiasi cosa succedesse chiamava Mimi perché Mimi risolveva tutto e come diceva lui “è una guerra ” dalla mattina che si svegliava andava davanti e indietro il pane, i clienti, il Comune tutto e le persone che gli dicevano “ma come fa”. Deponeva le armi solo la sera quando a cena guardava i suoi film preferiti e poi andava a letto dicendo a noi la sua frase ad effetto alzandosi dal tavolo ci guardava e diceva…: “Mo subito vengo” …e noi ridendo dicevamo: “ok papà a domani”. E quando è andato via ho capito il mio papà quanto era amato non solo dalle persone anziane ma anche dai giovani perché lui rispettava e donava amore a tutti, iniziando dal ragazzo del bar. Si arrabbiava se non lasciavamo la mancia o dove suo fratello Alfonso, che lui amava tanto e che non ha lasciato finché non se ne andato per sempre, scherzando faceva finta di prendersi la mancia e lui la rimetteva al ragazzo che lo aiutava con le taniche e non si dimenticava mai di comprargli le sigarette. Era mio padre e il padre, fratello, amico di chiunque perché lui amava essere amato”.

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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