La piccola Vittoria è salva: nasce prematura mentre la mamma era in coma

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Il nome Vittoria era stato già scelto. Ma il destino aveva deciso che quel nome sarebbe diventato il simbolo di una vicenda complessa e difficile che la medicina, la fede e un poco di fortuna hanno tramutato in una storia bellissima. Vittoria Apreda è una bambina di nove mesi. Li ha trascorsi tutti nel reparto di Terapia intensiva neonatale dell’ospedale di Nocera Inferiore. Ieri pomeriggio è stata dimessa. A portarla a casa, a Sorrento, il papà Gennaro, 43 anni, lavora nel settore alberghiero, e la nonna materna, Nadia Beltrami. Ad attendere a casa la mamma

Occhi vispi, bella e simpatia prorompente ma su tutto la voglia di vivere, Vittoria è nata all’alba del 23 aprile del 2020, nel pieno della pandemia. La mamma di quei momenti non può ricordare nulla, era in coma ed era stata appena operata per un ematoma al cervelletto. «Era arrivata da noi – racconta il neurochirurgo Gennaro D’Acunzi – la sera del 22 aprile con un’ambulanza dall’ospedale di Sorrento. I colleghi mi avevano anticipato che era in coma avanzato, intubata e incinta al sesto mese». Sono le 20,30. Scatta l’allarme, la donna va in rianimazione mentre i sanitari decidono il da farsi. Alla riunione partecipano i medici di Neurochirurgia, Ginecologia e Terapia intensiva neonatale. «La situazione – racconta D’Acunzi – era davvero complessa. Per poter intervenire sul cervelletto il paziente deve stare in posizione prona e a testa in giù, quindi con la pancia che preme sul letto operatorio. La donna era in pericolo di vita e bisognava decidere se salvare lei o la bambina che sarebbe nata prematura. Alla fine troviamo il giusto compromesso. Adagiamo l’ammalata di fianco, io e il collega Giovanni D’Onofrio interveniamo sul cranio per ridurre l’ematoma mentre i colleghi di Ginecologia, Carmen Morra e Francesco Gallo, monitorano la piccola nel grembo materno».

L’intervento al cervelletto termina alle 4 del mattino. Subito dopo i ginecologi praticano il taglio cesareo, la neonata viene affidata a Ilaria Coco, medico della Terapia intensiva neonatale. La mamma torna in rianimazione, vi resterà più di un mese. «La bambina quando è arrivata in Tin – spiega il primario Ignazio Franzese – pesava 870 grammi, la dimettiamo che pesa quasi 6 chili. Aveva difficoltà respiratorie oltre agli altri problemi dei bambini prematuri». Vittoria è stata anche sottoposta ad un intervento cardiochirurgico per chiudere il dotto di Botallo. «Per evitare di trasferirla a Napoli – racconta Franzese – un’equipe del Monaldi l’ha operata a Nocera. Tutto è andato bene».

I giorni passavano, Vittoria cresceva, «è diventata la mascotte del reparto», dice il pediatra Attilio Barbarulo. Intanto la mamma Mariachiara, uscita da Rianimazione, è stata trasferita al Centro dei risvegli dal coma di Crotone per la riabilitazione. Vi è rimasta sei mesi. Papà Gennaro ha fatto la spola tra Nocera e la Calabria per seguire la moglie e la figlioletta. «All’Umberto I – sottolinea – ho scoperto un ambiente straordinario e dei professionisti eccezionali. In Tin ho trovato una famiglia, hanno salvato Vittoria e mi hanno confortato nei momenti più difficili. E pensare che prima non sapevo nemmeno dell’esistenza di un reparto del genere». «Questa storia, perfetta sintesi di un lavoro multidisciplinare – precisa Andrea Lupi, primario di Ginecologia e Ostetricia – conferma quanto l’Umberto I sia dotato di professionalità e specialistiche che ne fanno un ospedale di livello superiore a quello con cui è classificato. Da qui si parta per un diverso riconoscimento». Sulla torta, offerta ieri al personale sanitario, i genitori hanno fatto scrivere siete stati le mani, gli occhi e il cuore dei miei genitori. Vittoria.

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TERRANOSTRA | NEWS
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