Il corso è stata l’occasione per parlare di come la pandemia di Covid-19 abbia dimostrato quanto sia importante investire in prevenzione in ambito infettivologico. Intanto l’ACE (Alleanza contro le Epatiti), nata dalla volontà e collaborazione di AISF, SIMIT ed EpaC, ha lanciato una campagna di prevenzione e screening che prevede per i cittadini un test congiunto per Covid-19 ed Epatite C. “È un’ottima iniziativa, finalmente abbiamo strumenti in grado di testare due patologie – ha commentato Lamartora – In Lombardia e Veneto, per esempio, già esistono unità di strada dotate di apparecchiature capaci di screenare fino a quattro patologie virali contemporaneamente, come per esempio il virus dell’HIV, dell’Epatite B, dell’Epatite C e ovviamente il Covid-19. Quindi quella di ACE è un’ottima iniziativa, perché fa risparmiare tempo, soldi e risorse, andando a combattere due patologie spesso associate”.
Durante il lockdown, intanto, sono state sospese tutte le attività mediche non urgenti, ma “ora è necessario ricominciare a screenare tutta la popolazione, anche quella dei tossicodipendenti, facendo test rapidi salivari”, ha sottolineato ancora Lamartora. “Ripartire con gli screening è fondamentale, soprattutto in questi mesi successivi al lockdown”. L’impegno del nostro Paese per garantire una continuità nelle terapie per i pazienti con Epatite C secondo l’esperto deve essere quello di “trasformare i Servizi per le Dipendenze in centri prescrittori, con la possibilità per l’infettivologo o il virologo del Ser.D. di prescrivere direttamente un piano terapeutico. In questo modo – ha detto Lamartora – si velocizzerebbero le operazioni di screening e presa in carico del paziente e noi riusciremmo ad aumentare la fascia di popolazione target da ‘trattenere’ in trattamento. Questo, a mio parere – ha concluso – deve essere il principale gol da realizzare a breve termine”.
SANITÀ. ASL NAPOLI 2 NORD: A CAIVANO TOSSICODIPENDENTI SOLI, MA FELICI DI ANDARE IN SER.D.
“VOGLIONO COMBATTERE LORO PATOLOGIE, GRAZIE AD AIUTO E ‘COCCOLE’ ESPERTI”
Napoli – “Lavoriamo in un territorio molto difficile e delicato, che è quello dell’area a nord di Napoli. Nei nostri comuni insistono rioni in cui purtroppo la tossicodipendenza ha un’alta prevalenza. Si tratta di rioni mercato di spaccio addirittura a livello europeo, parliamo del Rione Parco Verde a Caivano, del Rione Salicelle ad Afragola o del Rione Toiano a Pozzuoli. I ragazzi di questi rioni che afferiscono ai Ser.D. sono però davvero felici quando vedono arrivare un medico oppure uno specialista, come l’epatologo, che si prende cura di loro e li ‘coccola’”. A parlare è la dottoressa Maria D’Antò, responsabile del Centro prescrittore farmaci HCV della ASL Napoli 2, intervenendo al corso di formazione ECM dal titolo ‘Buone prassi e networking nella gestione dell’epatite C in soggetti con disturbo da addiction, al tempo del Coronavirus’, organizzato a Pozzuoli dal provider Letscom E3 con il contributo non condizionante di AbbVie. “Molti di questi ragazzi sono veramente soli, provengono da un tessuto sociale fatto di degrado e ignoranza – ha raccontato ancora D’Antò – spesso non hanno neanche la possibilità economica né i mezzi per raggiungere un policlinico o un ospedale di malattie infettive”. Per questo il progetto ‘HAND’ è “molto importante”, perché gli esperti, tutti insieme, aiutano questi giovani “a combattere le loro dipendenze, a curare il loro fegato o le loro malattie epatiche. È questo il vero senso del ‘linkage to care’”.
Più in generale, l’esperta ha quindi sottolineato l’importanza per i pazienti con epatite C di riprendere al più presto le terapie interrotte a causa dell’emergenza sanitaria legata al Covid-19. “Questi pazienti devono quanto prima tornare a curarsi per eradicare l’HCV dal nostro Paese, che prevediamo e speriamo avvenga nel 2030 – ha detto D’Antò – Esistono moltissime complicanze collegate al virus dell’Epatite C, sia epatiche sia extra epatiche. A livello epatico sappiamo come il virus possa causare infiammazione, fibrosi, quindi epatite cronica, cirrosi epatica e anche epatocarcinoma. Quanto alle manifestazioni extra epatiche, invece, sono da ricordare tutte le malattie ematologiche collegate all’infezione da HCV, come per esempio i linfomi. Ma il virus dell’Epatite C infetta anche la placca aterosclerotica, quindi a volte è causa di aterosclerosi, ictus e infarti. E ancora: il virus infetta il pancreas, quindi chi ha l’HCV ha una più alta incidenza di diabete. Insomma, eradichiamo questo virus – ha concluso – perché molti problemi sanitari e molte malattie saranno in questo modo debellate”.



























