Antonio Nastro, al secolo Padre Antonio, come sempre a scoppio ritardato, prova a rilanciare. Per il ruolo di assessore al Bilancio, che spetta al Pd, ha proposto un commercialista napoletano in orbita Cgil, ovvero Gianluca Daniele, consigliere regionale uscente che a Marano – in un modo o nell’altro – qualche “scopa” la vuole sempre mettere. Nastro prova a scompaginare le carte dopo aver capito che parte della segreteria cittadina si è già accordata con il sindaco per affidare l’incarico a Di Luccio, consigliere in carica del Pd.
Il ragionamento di Nastro è il seguente: “Visto che dobbiamo assegnare la delega al bilancio, perché non darla ad un esperto della materia anziché all’avvocato Di Luccio?”. Il ragionamento non farebbe una grinza, ma Nastro (e forse Accongiagioco) fingono di dnon sapere che Di Luccio non otterrà solo la delega al bilancio, di cui si occuperebbe dietro le quinte l’ex assessore di Perrotta Francesco Vallefuoco, amico e compagno di cordata di Di Luccio, ma anche altre deleghe molto ambite dalla componente Morra-Sorrentino-Simioli, ovvero patrimonio, beni confiscati, tributi, diritto di superficie, varie ed eventuali.
Nastro ha capito che Paragliola si è blindato con la presidenza del Consiglio; che Perrotta – assessore uscente, sponsorizzato da Pasqualino Coppola e Annarita Savanelli, ha il posto sicuro. Ora teme, quindi, di rimanere con un pugno di mosche nelle mani e senza la possibilità di dare un “contentino” al referente regionale Daniele.
La manovra è tardiva, perché Nastro, se voleva farla passare, avrebbe dovuto assicurarsi anche l’appoggio dello stesso Paragliola, che invece non avrebbe fatto i salti di gioia, e di altri consiglieri dem, in modo da mettere in minoranza Di Luccio e il resto della cordata, che porteranno a casa un assessore pur avendo un solo consigliere sul tavolo da gioco.
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