Terremoto giudiziario a Marano. L’arresto di Bertini e Bastone. Un’indagine (ampia) che avrà ulteriori ripercussioni. In Procura furono ascoltati Spinosa, Giaccio e Pezzella

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Sono riassunte in 157 pagine le accuse formulate dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli a carico di Mauro Bertini, ex sindaco di Marano, Armando Santelia, ex dirigente dell’area tecnica oggi in servizio presso il Comune di Ottaviano, e Angelo Simeoli, alias Bastone, imprenditore ritenuto affiliato al clan Polverino.

Nelle 157 pagine si fa riferimento a vicende note, il Pip in primis, all’acquisto di Palazzo Merolla (il Comune spese un miliardo e 100 milioni di vecchie lire per acquistarlo da una società controllata da un altro Simeoli, Antonio, alias Ciaulone, oggi al 41 bis, e sui lavori affidati alla Mastromimico, ditta in orbita Casalese) e all’affare Galeota, con la realizzazione di decine di appartamenti con una semplice Dichiarazione di inizio attività. Vicende amministrative che avevano lasciato più di qualche sospetto.

Per i magistrati napoletani Bertini, Santelia e Simeoli operavano, ognuno con il proprio ruolo, quasi in sinergia. Si tratta di fatti e vicende che risalgono a molti anni fa, che si snodano tra il 2000 e il 2006, quando Bertini (primo cittadino di Rifondazione e Comunisti Italiani) era sindaco della città. Nel 2004, come qualcuno ricorderà, Bertini venne sciolto dal ministero dell’Interno perché la sua amministrazione fu ritenuta condizionata dalla camorra, ma la sua giunta fu poi reintegrata con decisione del Tar.

Nell’ordinanza di custodia cautelare di oggi si fa riferimento alle accuse dei fratelli Cesaro, imputati nel processo Pip, nei confronti dell’ex sindaco Bertini e dell’ex consigliere regionale Biagio Iacolare, non indagato nell’attuale procedimento giudiziario. Alle presunte tangenti ricevute da Bertini. Ci sono poi le dichiarazioni di numerosi pentiti: da Tipaldi a Verde, da Perrone a Giuliano Pirozzi. E ancora: le dichiarazioni rese in Procura, su espressa convocazione dei magistrati napoletani, di Giuseppe Spinosa, candidato sindaco di Marano nell’anno 2001, sconfitto da Bertini al ballottaggio. Spinosa, in un’intervista che ci rilasciò qualche anno fa, tornò su quella vicenda politica con un duro atto d’accusa nei confronti di alcuni politici di Marano.

Ci sono le intercettazioni telefoniche, le dichiarazioni rese da Teresa Giaccio, attuale consigliere di minoranza, e quelle di Rosario Pezzella, l’avvocato che si dimise pochi mesi fa dal civico consesso. Dichiarazioni, quelle di Pezzella, non riferite alla vicenda Bertini e di palazzo Merolla. Anche loro furono convocati nei mesi scorsi negli uffici della Dda di Napoli.

L’indagini, da come si prospetta, è solo una parte di una più ampia e complessa investigazione sulla politica e imprenditoria deviata di Marano. Un’inchiesta che potrebbe avere ripercussioni anche sull’attuale scenario politico-amministrativo-imprenditoriale.

Il pm Maria Di Mauro, che da anni indaga su Marano e che qualcuno (erroneamente) riteneva ormai fuori gioco (poiché a fine mandato con la Dda), è ancora sul pezzo e lo sarà ancora per un bel po’.

 

 

© Copyright Fernando Bocchetti, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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