Sant’Antimo in questi anni è stata come una catena di montaggio: cantieri, impalcature, ponteggi e costruzioni su costruzioni. Sull’edilizia privata, politica, costruttori, imprenditori e speculatori vivono in amorosi sensi. E se gli equilibri vengono alterati o gli interessi vengono minacciati, ci pensa la camorra (che attraverso l’edilizia privata controlla il territorio e ricicla denaro sporco) a ristabilire con pressioni o con le bombe la “pace”.
Una pace che ha prodotto un deserto come nel caso del bosco di Capezza in zona Appia o come nel caso di quella che doveva essere la zona industriale, ridotta ad un coacervo di destinazioni di uso. Uffici neanche fosse un centro un centro direzionale, che diventeranno civili abitazioni, scuole, opifici, magazzini concentrati in una zona con strade e servizi degni di una favelas brasiliana.
Il meccanismo è un format. Il Puc è fermo agli anni 70 e camorra e colletti bianchi ringraziano e fanno affari d’oro, mettendo a rendita un intero paese. Con delibera di consiglio del 3.1.2006, con Luigi Cesaro sindaco, l’amministrazione a”chiude” al nuovo prg nonostante le precedenti dichiarazioni dei consiglieri di maggioranza tanto che l’allora opposizione chiede di spiegare apertamente chi comanda davvero a Sant’Antimo.
Nel 2011 arriva al Comune di Sant’Antimo l’ingegnere Claudio Valentino, inquisito, in passato, per delle vicende a Villa Literno e attualmente a processo per il “sacco” di Orta di Atella con altri 62 imputati.
Su Sant’Antimo si riversa un’ulteriore colata di cemento.
Per alcuni addetti ai lavori vi sarebbe un abuso del Piano Casa, permessi rilasciati per case coloniche, che sono in realtà ville di lusso, a soggetti in alcuni casi privi di partita IVA. Non solo. Ombre si addensano anche su alcuni permessi a costruire, che appaiono privi di riferimenti ad asservimenti volumetrici di cui a permessi sottostanti rilasciati in passato e peraltro già di loro illegittimi.
Permessi curati e presentati, in alcuni casi, da un attuale consigliere comunale, nei quali, in alcuni casi, si registra il trasferimento di diritti volumetrici da suoli non contigui al fine di giustificare gli sforamenti volumetrici avvenuti anni addietro in palese violazione del principio della doppia conformità, che dovrebbe sovraintendere il rilascio dei permessi a costruire ex articolo 36.
Una imprenditoria “arcaica” che si ripercuote talvolta anche sui lavoratori, costretti a lavorare in condizioni non sempre ottimali.
La grande industria del cement non si ferma e mantiene in vita una fiorente economia dove imprenditori, costruttori, improvvisati manager riversano molti ma molti soldi dalla provenienza a volte non molto chiara.
Secondo il pentito Claudio Lamino, la Ellevi, società che avrebbe avuto come soci Lorenzo Puca e l’imprenditore Vincenzo D’Aponte, manteneva a libro paga oltre trenta operai. Gli affari del clan Puca , secondo Lamino, nel verbale firmato dallo stesso collaboratore di giustizia il 14 luglio del 2017 si incentravano per buona parte sull’edilizia privata.
La Dda, in passato, ha attivato accertamenti su altri imprenditori edili, i Grappa: sono imprenditori su cui gravava il sospetto di aver di fatto “sostituito” i Cesaro, quando è esploso il clamore di alcune indagini. Uno dei Grappa, Raffaele, è stato consigliere comunale per Fi. Racconta un pentito, Giosué Palmiero: «I Cesaro hanno come punto di riferimento i Grappa. Significa che se devono mettere una pietra, se devono fare una casa, chiamano i Grappa, per fiducia. Per esempio quando hanno fatto questa cosa, i Cesaro hanno detto: “Senti, tu qua devi dare 3 mila euro ad appartamento, devi pagare a questo e questo” e i Grappa sono stati d’accordo, “però gli assegni te li cambiamo noi”».
Chi controlla l’edilizia privata, controlla il territorio e controlla i voti. In uno dei paesi più poveri della già povera provincia di Napoli, l’edilizia privata è una miniera d’oro e va difesa, costi quel che costi. Il responsabile del settore Edilizia privata del Comune, Santo Maisto, fresco di nomina, viene prima aggredito e poi ritrova la sua auto parcheggiata, crivellata di colpi nell’ottobre del 2017. Permessi a costruire, un sistema di sottrazione di pratiche dall’ufficio urbanistica: tante le voci che circolano in quel periodo.
Con le dimissioni da responsabile del settore edilizio, inizia un tourbillon di funzionari in concomitanza con accesi scontri politici, basati su più o meno velate accuse tra amministratori su interessi legati a speculazioni edilizie, che si sarebbero dovute realizzare prima dell’approvazione del Puc attraverso la nomina ex art. 110 Tuel di funzionari compiacenti. Chi esercita il potere reale tende a mettere propri uomini nei posti di comando.
Durante le alterne vicende di questa amministrazione, il passaggio o il ritorno di consiglieri dall’opposizione alla maggioranza è seguito dal rilascio di alcuni permessi a costruire.
Il campo dell’edilizia privata sarà sicuramente al centro delle attenzioni degli ispettori della prefettura. L’edilizia privata consente alla criminalità di assumere un ruolo determinante nel tessuto socio-economico locale, controllando le forniture, l’indotto e decidendo l’impiego della manodopera, come un vero e proprio “ufficio di collocamento”.
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