Continua ad essere un tema caldo, per molti aspetti tabù, quello dei beni confiscati alle potentissime organizzazioni criminali del territorio. Il Comune di Marano ne ha a disposizione un numero impressionate: case, ville e terreni. Ben pochi, però, sono stati affidati alle associazioni di volontariato e del terzo settore. La stragrande maggioranza degli immobili, sottratti ai clan Polverino e Nuvoletta e a due rami della famiglia Simeoli, è immersa nel degrado. Una delle poche note liete è rappresentata dal centro d’accoglienza per ragazze madri, situato in via San Tommaso, nella zona collinare della città. Il centro, affidato dagli ex commissari straordinari all’associazione “San Mattia”, è stato realizzato negli immobili confiscati a Castrese Palumbo, meglio noto come ‘o Svitapierno, esponente di punta dei clan locali. Casa “Donna Maria” sarà inaugurata il 13 aprile. I mini appartamenti di via San Tommaso, confiscato in via definitiva nel 2012 e di recente oggetto di intervento di restyling, fungeranno – recita il deliberato sottoscritto a suo tempo dagli ex commissari dell’ente cittadino – “da centro di aggregazione per ragazze madri, donne incinte che, a causa di problematiche economiche ed esistenziali, sono state costrette ad abbandonare le proprie abitazioni”. Il lotto di bilocali sarà gestito dall’associazione “San Mattia” per un lasso temporale di sette anni, eventualmente rinnovabile per altri sette.
Meno confortanti, invece, sono le notizie che giungono sul fronte di altre strutture sottratte ormai da anni ai tentacoli dei clan. Completamente immersa nel degrado è la villa bunker (nella foto) del capoclan Giuseppe Polverino, dal lontano 1996 nelle disponibilità dell’Agenzia Nazionale dei Beni Confiscati. Dei progetti per il riutilizzo ai fini sociali previsti dalla legge, sbandierati ai quattro venti negli anni scorsi, non ve n’è più traccia. Nel 2010 si era pensato di farne un centro di orientamento e formazione per immigrati e un accordo di massima, per individuare i necessari finanziamenti, era già stato raggiunto tra Regione, Agenzia del Demanio e il Comune di Marano. Non se ne fece nulla né allora né qualche anno dopo, quando ad interessarsi alla struttura fu il Ministero per l’Istruzione, l’Università e la Ricerca, che sembrava intenzionato a realizzare una scuola per i bambini della zona. Non va meglio per tanti altri beni sottratti ai clan: l’appartamento di Armando Del Core, killer di Siani, a via Recca, l’immobile di via Marano-Pianura (Parco del sole), le case a via Marano-Quarto e via Romano.
Di beni confiscati, nella terra che ha dato i natali a malavitosi che hanno scritto pagine cruente di storia criminale, se ne parlerà anche sabato, nell’auditorium della scuola Socrate di via Falcone. Quel giorno arriveranno in città, come relatori di un convegno intitolato “Il patrimonio delle mafie: dai beni confiscati alla gestione pubblica”, Giovanni Melillo, capo della procura della Repubblica di Napoli, il magistrato Catello Maresca, Lucio Vasaturo, dirigente della Dia di Napoli, Bruno Frattasi, direttore dell’agenzia nazionale dei beni confiscati e Vincenzo Viglione, componente della commissione regionale anticamorra e beni confiscati. L’evento è organizzato dal parlamentare Andrea Caso.
© Copyright Fernando Bocchetti, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews



























