Al Comune di Marano c’è uno scandalo al giorno: ora spunta il caso del vigile pagato per anni come amministrativo. Scatta la procedura per il recupero delle somme e un’indagine dei carabinieri

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C’è ormai un caso al giorno nel Comune sciolto per infiltrazioni della camorra. Dopo lo scandalo dei bollettini del condono contraffatti, dei furti a ripetizione all’ufficio anagrafe, dei procedimenti disciplinari contro gli assenteisti e delle indagini sul Pip e sul Piu Europa, ora a tenere banco è il caso del vigile urbano, impiegato come amministrativo in svariati settori del municipio, che per oltre dieci anni ha percepito stipendi superiori a quelli che avrebbe dovuto incassare. Ventottomila euro, è questa la cifra contestata dal dirigente del settore economico Giuseppe Bonino.
La storia inizia molti anni fa, secondo quanto ricostruito dagli uffici comunali. Il dipendente in questione, entrato in servizio come vigile urbano, viene riformato dopo la visita di una commissione medica ed è pertanto trasferito ad altro comparto. Nel corso degli anni viene impiegato presso gli uffici Sport e spettacolo, Anagrafe e Pubblica Istruzione. Incarichi più “prestigiosi” che gli consentono di usufruire delle cosiddette progressioni orizzontali, salti di categoria interni al municipio in pratica, che si traducono anche in maggiori compensi in busta paga.
Dopo qualche anno, nel 2008, l’amministrativo (ex vigile) avrebbe richiesto una nuova verifica medica: la commissione, diversa da qualche che lo aveva visitato qualche anno prima, si riunisce e avalla il reintegro tra i vigili urbani. Ma l’uomo, seppur ritenuto idoneo al servizio, non farà più rientro al comando dei caschi bianchi del corso Europa, da sempre in grave carenza d’organico. Continua a lavorare, con funzioni da amministrativo, presso gli uffici del municipio e a percepire, nonostante sia di nuovo in servizio con la vecchia qualifica professionale, compensi superiori e l’indennità di vigilanza propria degli agenti della municipale.
Per il Comune si tratta di “illegittima corresponsione di emolumenti” e avvia le procedure per il recupero delle somme elargite nel corso degli anni. Come è stato possibile? Secondo quanto ricostruito da Bonino, i pagamenti in surplus (con gli scatti interni di indennità) sarebbero stati materialmente eseguiti da una dipendente del Personale, licenziata (per truffa ai danni dell’Ente) diversi anni fa, per aver liquidato compensi superiori al dovuto ad altri due colleghi (totale 200 mila euro), tra cui una sua parente, ancora oggi in servizio al Comune.
Il dirigente del settore economico ha denunciato il caso ai carabinieri della locale Compagnia. Una parte delle somme oggetto delle verifiche sarà trattenuta dal Tfr del quasi pensionato (trattamento di fine rapporto), l’altra invece con un’azione legale di risarcimento. Procedure che saranno sicuramente oggetto di contestazioni e ricorsi in sede di giudice del lavoro da parte del dipendente, che ha comunque lavorato e svolto determinati tipi di mansione.
Molte cose di questa storia lasciano però ugualmente perplessi: è impossibile che il tutto sia stato organizzato da una sola persona, nello specifico la dipendente già licenziata, come è impossibile che altri, negli uffici, non sapessero. L’indagine dei carabinieri, forse, potrà chiarire ciò che è realmente accaduto e svelare eventuali complicità.
© Copyright Fernando Bocchetti, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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