Sulla possibilità che il Comune vada in dissesto si parla da tempo immemore. Almeno dal 2008-2009, quando gli uffici dell’ente furono oggetti di un’ispezione da parte del funzionario ministeriale Vito Tatò, che rilevò anomalie contabili di ogni genere, alcune addebitabili alla gestione Perrotta e altre, la maggior parte, risalenti al periodo bertiniano. Fornitori non pagati, impegni non onorati con ditte e aziende, spese allegre e contributi a pioggia per i dipendenti comunali. Da allora, ogni anno, è sempre la solita solfa: il Comune è a rischio dissesto? I soloni della politica maranese ci hanno sempre ammorbato con la consueta risposta: Marano è nelle medesime condizioni di tanti altri comuni, anch’essi in gravi difficoltà. Risposta vera soltanto in parte, poiché in altri comuni, scoperto il bubbone, si sono messi di puzzo buono per invertire la rotta. A Marano, grazie alla politica (di destra, centro e sinistra) e a qualche dirigente incapace o in malafede, ci siamo addirittura permessi il lusso di non fatturare i canoni idrici per ben quattro annualità. Ma di soldi da incassare il Comune ne avrebbe parecchi. Non solo dal capitolo acqua, in questi mesi affrontato da uno dei tre commissari alla guida dell’Ente, ma anche da altri filone. Si potrebbe attingere, e tanto, dal riscatto del diritto di superficie (ma pare che ci siano difficoltà a reperire atti riguardanti le cooperative edilizie che costruirono al tempo), dalla normalizzazione del servizio idrico (non solo evasori, ma anche elusori), dalla vendita del patrimonio immobiliare, che tutti volevano toccare e che nessuno ha mai toccato. Il Comune, tecnicamente, è in uno stato di pre-dissesto. Ciò che preoccupa maggiormente è la situazione di cassa, viste le scarne entrate di questi ultimi anni. La sensazione, evidente ai più, è che al di là delle parole di rito, di routine, al Comune sull’argomento abbiano le idee leggermente confuse. Reppucci non fa altro che dire, a destra e a manca, di non avere soldi, ma allo stesso tempo dice di non voler dichiarare il dissesto. Bonino, dirigente dell’area economica, sostiene invece che gli estremi del dissesto non ci sono ma che tutto, naturalmente, dipenderà da quanti soldi incasserà l’ente da qui ai prossimi mesi. E’ una domanda da un milione di dollari, perché molti amministratori di parchi e condomini non ne vogliono proprio sapere di pagare, nonostante gli inviti e le minacce di distacco formulate anche ufficialmente dall’Ente.
Resta poi il nodo dei debiti. Sono tanti e in tanti casi ci sono già sentenze esecutive. Il Comune non può prendere altro tempo, ma potrebbe tentare quanto meno la strada dell’accordo con alcune aziende. Così non è stato con la Sapna. La mitica “D’Ambrosio, nel silenzio assordante dei commissari, ha patteggiato per la cifra record di 350 mila euro al mese per un anno.
Se queste sono le premesse, allora c’è da pensare che qualcuno al Comune voglia portarci al dissesto. Ma chi vuole farlo, deve uscire allo scoperto e non gettare la croce o la responsabilità su cittadini o forze politiche. Loro conoscono la situazione dei conti e loro, i commissari, devono assumersi tutte le responsabilità del caso. In un senso o nell’altro.
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