Non figurano solo i nomi dei cugini Di Guida, Pasquale e Antonio, nell’elenco degli imprenditori oggetto delle richieste estorsive del clan Orlando; non solo Eduardino Pellecchia, geometra maranese legato, per vincoli politici e di amicizia, ai Di Guida, ma anche altri imprenditori, alcuni dei quali molto noti nel territorio maranese e non solo. Nelle oltre mille pagine dell’ordinanza firmata dal pm Di Mauro si fa riferimento alle “vessazioni” o richieste estorsive operate dagli Orlando nei confronti dell’azienda Melluso di Calvizzano, del titolare di un’agenzia di scommesse sportive di Marano, di un ristoratore non ancora identificato, di un gioielliere notissimo (Pezzuto) e del titolare di una tabaccheria ubicata sempre a Marano.
Gli inquirenti sono riusciti a documentare il tutto grazie ad una serie impressionante di intercettazioni ambientali e telefoniche, poi confermate dalla dichiarazioni rese ai carabinieri o al pm della Dda di Napoli da alcune delle persone taglieggiate opportunamente convocate dai militari dell’Arma.
Particolarmente significativa è la vicenda che vede coinvolti Antonio Di Guida, ex assessore provinciale di Forza Italia, e il cugino Pasquale, papà dell’ex presidente del Consiglio comunale Angela Di Guida. Il periodo in cui accadono i fatti, dalla primavera del 2015 al dicembre dello stesso anno, è quello che coincide con la crisi politica di Liccardo, dimessosi e poi rientrato in sella sulla scorta di numerose pressioni politiche, e all’allontanamento volontario del gruppo Di Guida dalla maggioranza a sostegno proprio del sindaco di Forza Italia. E’ anche il periodo in cui Antonio Di Guida subisce ben due rapine, una delle quali perpetrata nel suo appartamento.
I Di Guida, in particolare, stretti nella morsa degli Orlando (Vincenzo Lubrano, Armando Lubrano, Isidoro Di Maro, Salvatore Ruggiero e Angelo Orlando, alias ‘o malommo) cercano una mediazione con i richiedenti delle ingenti somme, 500 mila euro per Antonio Di Guida, 35 mila per Pasquale, per lavori effettuati in via Annunziata. Richieste che in quei mesi si fanno sempre più pressanti, insistenti, la cui entità cresce col passare delle settimane. Antonio Di Guida viene invitato ad incontrare il latitante Antonio Orlando, il capoclan, presso i campi Elios dei Belmare, considerati lontani da occhi indiscreti e sicuri. L’imprenditore si rifiuta e si rivolge, nel tentativo di far dissuadere gli Orlando dai loro intenti, prima ad un familiare di Chiaiano, legato da vincoli di parentele con una Orlando, e successivamente all’ingegner Oliviero Giannella (non indagato ndr), volto notissimo presso l’ufficio tecnico del Comune di Marano.
Giannella, secondo quanto riportato nell’ordinanza, ritiene che la soluzione migliore sia quella di rivolgersi ai Polverino e di chiedere, nello specifico, l’intervento del latitante Antonio, alias Zi Totonno. L’incontro non si è mai concretizzato. Ne parla, della sua vicenda, come riportato nell’ordinanza, anche con un componente della famiglia Cesaro, che gli suggerisce di rivolgersi alle forze dell’ordine. L’imprenditore racconterà, in seguito, delle pressioni subite agli inquirenti solo dopo aver capito che la strada della mediazione era ormai tramontata e non più praticabile. Di Guida aveva infatti risposto picche, giudicando spropositate e inaccettabili le richieste del gruppo degli Orlando. “Più che uccidermi non possono farmi – è riportato in un passaggio dell’ordinanza – sono richieste assurde, sono fermo da tre anni e questi vengono a chiedere cifre del genere”. Di Guida manifesta, inoltre, ai suoi amici e familiari l’intenzione di trasferirsi a Villaricca e di chiudere i ponti con Marano.
Angelo Orlando, alias ‘o malommo, in una delle occasioni citate nell’ordinanza sembra avere però le idee chiarissime sul da farsi: “Noi buttiamo la gente a terra, li uccidiamo”, questa una delle frasi più inquietanti rivolte a Di Guida nel corso di un incontro che si tenne in un bar di Marano.
Agli inquirenti, Di Guida, ha poi raccontato delle estorsioni subite nel corso degli anni e dei pagamenti effettuati ai vari clan: dai Nuvoletta ai Polverino e agli Orlando, passando per i Mallardo, i Mazzarella e i Lo Russo, con riferimento, in quest’ultimo caso, al complesso edilizio realizzato ai Colli Aminei con il suo socio, il defunto Cesare Basile.
Nell’ordinanza di fa spesso riferimento anche ai fratelli Sarappo, a Gennaro in particolare, e Ciro Di Lanno, referente nel comune di Quarto, a Raffaele Veccia, alias Maresciallo, genero di Gaetano Orlando, e al ruolo di primo piano assunto da Armando Lubrano.
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