Docenti e sindacati si mettano l’anima in pace: la “Buona scuola”, la riforma di Stefania Giannini e Matteo Renzi, non si tocca. Anche se a Palazzo Chigi non c’è più il premier che l’ha voluta e a viale Trastevere il ministro che l’ha firmata (e probabilmente pure il sottosegretario Davide Faraone, dato in uscita). L’arrivo di Valeria Fedeli al ministero dell’Istruzione apre a piccole modifiche, ma non ci sarà nessuna rivoluzione. Perché “il Pd sulla scuola non ha cambiato idea”, fanno sapere fonti dem (e la maggioranza è ancora quella, in Parlamento ed all’interno del partito). E perché il governo Gentiloni non avrà il mandato, e forse neppure il tempo, per smontare radicalmente la riforma; solo piccole modifiche. In compenso tutti i progetti in cantiere, dalle deleghe alle assunzioni straordinarie per le maestre d’asilo, rischiano di slittare o addirittura saltare definitivamente. Nonostante le promesse di Renzi, che aveva assicurato si sarebbero fatte a prescindere dall’esito del referendum. Solo la riforma della scuola dell’infanzia ha la certezza di essere confermata.
La Buona scuola non si tocca. Nemmeno dopo l’uscita di scena della Giannini
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