Marano, gli “ecomostri” cresciuti tra burocrazia e malaffare

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Gli orrori dell’abusivismo edilizio, quello che ha caratterizzato gli ultimi tre decenni, sono ancora ben visibili nella città in cui hanno prosperato imprese e palazzinari legati alla camorra. La cementificazione selvaggia del territorio resta il tema dei temi, anche ora che il Comune è retto da un commissario straordinario, il viceprefetto Franca Fico, e sull’Ente aleggia lo spettro dello scioglimento per infiltrazioni mafiose. Le operazioni per gli abbattimenti degli immobili fuorilegge sono ripartite qualche giorno fa, ma con modalità del tutto inedite per il territorio. Le ruspe sono entrate in azione in via Marano-Pianura, ma a dirigere i lavori non è stato il Comune bensì l’ormai ex titolare dell’immobile. Un’autodemolizione, insomma, per risparmiare sui costi di abbattimento che l’ente cittadino, in caso di intervento, avrebbe poi dovuto addebitare all’ormai ex proprietario della struttura.
Una pratica piuttosto rara in un territorio, come quello di Marano, in cui gli “abusivi” confidano sempre in qualche sanatoria, ma soprattutto nelle dimenticanze degli uffici comunali. Del resto di “sviste”, errori o situazioni non gestite al meglio è piena la cronaca degli ultimi anni. Tanti gli esempi eclatanti, alcuni dei quali vagliati dalle forze dell’ordine e dagli organi istituzionali (prefettura e ministero dell’Interno) che, da qui a qualche giorno, dovranno decidere sulla proposta di scioglimento del Comune per ingerenze della malavita organizzata. Una delle vicende più note ed intricate è quella che rimanda all’abbattimento della masseria del Galeota e alla successiva costruzione di un complesso residenziale. Case, uffici, box realizzati poco più di dieci anni fa da una società, la Iniziative immobiliari e turistiche, finita nel mirino della Dda di Napoli.
Quegli immobili, costruiti con una semplice Dichiarazione d’inizio d’attività (Dia) rilasciata dal Comune, sono stati in seguito bollati come abusivi proprio dallo stesso Ente, che non ha ancora deciso se, come e quando agire nei confronti delle famiglie (una decina) che ancora oggi risiedono in quelle case. Saranno sgomberate? Si tenterà di salvaguardare gli occupanti in buonafede? Il nodo non è stato ancora sciolto. Refrain più o meno analogo anche per le abitazioni di via Platone e via Antica Consolare Campana. Si tratta infatti di immobili abusivi, acquisiti al patrimonio immobiliare del Comune con tanto di atti licenziati dal civico consesso, ma tutti regolarmente occupati. In qualche caso gli occupanti versano addirittura un fitto a quelli che, carte alla mano, non sono altro che ex proprietari.
I paradossi non finiscono qui. In tema di abusi non rimossi, infatti, si segnalano altre due casi che hanno generato polemiche a non finire. In via Pepe, a pochi passi dalla villa comunale del “Ciaurro”, è sorta un’area ludico-sportiva finanziata con fondi europei. E’ il “Giardino dei cinque sensi”, per il quale due anni fa si scomodò persino l’ex governatore Stefano Caldoro, che fece tappa a Marano per il tradizionale taglio del nastro propedeutico all’avvio dei lavori. L’opera, che doveva essere gestita dalle scuole della zona, non è mai stata ultimata poiché parte dell’area oggetto dei lavori è ancora occupata da una famiglia di agricoltori.
Ogni decisione è stata rimandata a gennaio, quando sul caso si pronuncerà il Consiglio di Stato, ma intanto il Comune ha già perso parte del finanziamento europeo. Nella black list dei grandi abusi figura anche il capannone sorto più di dieci anni fa tra via Marano-Pianura e via Vallesana. Una mega officina realizzata praticamente su un terreno pubblico, una strada comunale secondo quanto contemplato nel vigente piano regolatore. Anche per questa zona il Comune aveva chiesto e ottenuto un finanziamento europeo, ma la strada prevista non è mai nata perché il capannone abusivo – nonostante i pareri della giustizia amministrativa favorevoli all’Ente – è ancora lì e nessun atto è stato ancora disposto per la sua demolizione. Del finanziamento, naturalmente, non ve n’è più traccia.
© Copyright Fernando Bocchetti, Riproduzione Riservata. Scritto per: TERRANOSTRA | NEWS
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