Per un motivo di invidia la storia del tatuatore Gianluca Cimminiello termina nel modo più tragico. Nell’aula della quinta sezione della Corte d’assise del Tribunale di Napoli c’è l’esame del collaboratore di giustizia Biagio Esposito prima affiliato al clan Di Lauro, poi riferimento degli scissionisti Amato-Pagano. Deteneva il controllo di alcune piazze di spaccio tra Melito e Mugnano; contro, invece, l’imputato Raffaele Aprea del clan omonimo ritenuto tra i responsabili dell’agguato mortale al tatuatore. La Corte è presieduta da Alfonso Barbarano. Il pm della Dda di Napoli (Direzione distrettuale antimafia) chiede al collaboratore la ricostruzione dell’omicidio avvenuto la sera del 2 febbraio 2011 all’esterno di Zendark Tattoo che si trovava al centro di Casavatore. “Per una brutta figura gli Abete volevano punirlo. Un gruppo di persone (tra cui anche Aprea) dovevano fargliela pagare. Perché quel ragazzo picchiò Vincenzo Noviello, cognato di Cesare Pagano alias “Cesarino”; ebbe la peggio e gli altri non fecero nulla”, queste Le parole di Esposito. Come racconta il pentito però doveva essere soltanto un messaggio di avvertimento; quella spedizione invece fu fallimentare. Allora si pensò a qualcosa di più grosso, però il placet doveva essere dato dagli Amato-Pagano. “Solo qualche “botta” nelle gambe. Questo fu il messaggio della cupola degli scissionisti. L’ambasciatore ed i rapporti con il vertice del clan sulla vicenda li intratteneva Mariano Riccio. “Quando sapemmo che in realtà fu ucciso noi degli Amato ci arrabbiammo; non doveva essere compiuto l’omicidio perché era un bravo ragazzo ed era un lavoratore”. L’esecutore materiale, confermato dal collaboratore, fu Vincenzo Russo insieme ad Aprea, “‘o cinese”, ‘o Luongo e “Pippetta”. Tutti scissionisti.
Il tragico epilogo nasce dalla gelosia del competitor Vincenzo Donniacuo, detto “il cubano” tatuatore di Melito. Per una foto di Cimminiello e Lavezzi (era un fotomontaggio) si scatenò la gelosia. Il cubano si rivolse quindi agli Abete per affrontare la questione. Temeva di perdere la clientela.
Infine agghiacciante è la testimonianza su un determinato passaggio dell’udienza: “Ricordo bene che mi fu riferito che Raffaele Aprea disse acciritel (uccidetelo)”.
La morte del tatuatore di Casavatore e il ruolo degli scissionisti. Ecco le dichiarazioni del pentito Esposito
3.390 Visite
























