È noto alle cronache che, tra gli anni 2001 e 2009, i due gruppi criminali a colpi di mitra e pistole si contendevano il territorio di Ercolano. Una faida di camorra senza risparmi. Gli Ascione Papale, influenti nell’area «fuori al ponte» (sarebbe la zona degli scavi archeologici) e Pugliano (qui vi era la costola rappresentata dai fratelli Dantese, il cui capo era Natale) e il clan rivale di sempre: Birra-Iacomino la cui sua base logistica è in via Pace, meglio nota come «La Cuparella». Dopo le condanne in primo grado dei componenti dei clan ormai decimati, ora si passa al secondo grado con la formulazione della nuova richiesta di sentenza.
Al centro di uno dei filoni processuali nei confronti delle cosche influenti nell’area costiero-vesuviana ci sono: Gennaro e Natale Dantese (per il primo il procuratore generale ha confermato la stessa pena di 10 anni; mentre per il fratello vent’anni) , Franco Sannino (4 anni), Ettore Castaldo «’a banana» (9 anni), Salvatore Viola «tore ‘o curt » (quindici anni), Bruno Angelo «’o chiatto» (diciotto anni) e Gaetano Vulcano «cappello» (vent’anni di reclusione) e Aniello Taurino (aumentata per lui da 9 anni a dodici con la motivazione del pg che quest’ultimo era organico al sistema della mala). Tutti tirati in ballo dal neo pentito (4 aprile di quest’anno) Marco Cefariello, uno degli ultimi reggenti della cosca ercolanese dei Birra-Iacomino. A lui uno sconto di pena (da quattordici anni a nove e otto mesi di carcere) previsto dall’articolo 8 del codice di procedura penale per i collaboratori di giustizia. Organizzò l’omicidio in terra dei Gionta, nella città di Torre Annunziata, di Ettore Merlino.
A questi elementi di spicco della criminalità organizzata vengono contestati, oltre le estorsioni, il traffico di armi e droga, anche il tentato omicidio di Francesco Durantini detto «il presidente». I Dantese agirono per conto degli Ascione Papale. Ora in Corte d’appello, nella prima sezione, il procuratore generale Paola Carrero, nella sua requisitoria ha formulato la rideterminazione delle pene. In effetti la pubblica accusa ha ricostruito e rafforzato tutti gli elementi – non solo della sentenza di primo grado – ma anche delle ordinanze di custodia cautelare e di tutti gli atti delle indagini a partire dalle intercettazioni ambientali e telefoniche. Il rush finale il 14 novembre prossimo, ore 9,30, aula 315.
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