Caro dottore, da tempo pensavo di scriverle, ma rimandavo, sperando che la vita e l’estate mi avrebbero portato un incontro, regalato una possibilita’ nuova di amare. Dopo una profonda delusione e il grande folore del tradimento e della perdita, mi sono “anestetizzato” rispetto al sentimento, rinunciando volontariamente a cercare nuove relazioni, pur avendone avuto la possibilita’…oggi che vorrei e forse potrei affrontare una relazione, mi accorgo di aver fatto il vuoto intorno a me.
Mario (Ercolano)
Si viene al mondo per essere amati, per andare oltre la felicita’ della “gestatezza” (essere al mondo senza averlo scelto). Solo l’incontro con l’altro ci realizza nella nostra dimensione esistenziale. Il dolore fa parte della vita come la gioia, la felicita’, va elaborato, affrontandolo all’interno di un contesto relazionale, facendolo diventare parte della narrazione della propria vita. Solo cosi’ puo’ essere superato per evitare di rimanere fissati ad esso, come puo’ succedere dopo un abbandono, una separazione, un tradimento, un lutto. Bisogna andare oltre il dolore per la rinascita, per una nuova vita, che viene scorta attraverso un nuovo orizzonte, che comincia ad aprirsi nel segno dell’amore. Solo sentendosi amati si riscattta la propria esistenza, che altrimenti sarebbe priva di senso e connotata di casualita’. Quando ci si sente amati la vita esiste, perche’ e’ l’altro a infonderci vita attraverso la sua presenza, pervasi da emozioni che ci fanno sentire attesi, voluti e fatti oggetto di un dono, che regge il suo significato nel segno della mancanza, perche’ amore, come Lacan insegna e’ “dare all’altro cio’ che non si ha”.
Raffaele Virgilio, psicologo e psicoterapeuta
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