Tra le questioni più annose lasciate in sospeso dall’amministrazione Liccardo c’e’ quella dell’ immobile “abusivo”di piazzetta della Pace, dove qualche anno fa – su input dell’ex commissario Tramonti – furono dirottati i volontari dell’associazione che si occupa di distribuire pacchi alimentari, vestiario e altri materiali agli indigenti della città. Per la messa in sicurezza di quell’immobile (era il 2012) furono persino stanziati e utilizzati fondi comunali. Più tardi, sotto la gestione Liccardo, l’ente si adoperò per l’allaccio dell’energia elettrica. Insomma il Comune per anni non solo ha chiuso gli occhi, ma si è speso e mosso affinché il manufatto fosse nelle condizioni idonee per poter accogliere l’utenza.
La struttura, realizzata tra il 2009 e il 2010 a ridosso della Casa dei mutilati e invalidi di guerra, è stata di recente scorporata (con un contestatissimo e forse forzato atto di giunta avallato dal segretario generale D’Ambrosio) dalla particella 399 – foglio 8 del catasto, la stessa in cui figura proprio l’immobile utilizzato dagli iscritti e occupanti della Casa dei mutilati.
L’abuso edilizio fu perpetrato proprio dal Comune di Marano, lo stesso ente che qualche mese fa – alla vigilia dell’arrivo della commissione d’accesso agli atti – si è ricordato di quella curiosa (tanto per usare un eufemismo) anomalia avviando nel contempo l’iter per la demolizione del manufatto.
Le cose oggi sono in stand-by. La vicenda, sulla carta, è seguita dal dirigente Claudia Gargiulo (un nome, una garanzia), referente anche per il comparto Urbanistica.
Non si è ancora deciso (almeno ufficialmente) se procedere con l’abbattimento o sanare l’abuso e acquisire il manufatto al patrimonio comunale. Le voci di dentro al Palazzo fanno tuttavia propendere per l’imminente abbattimento. Oggi c’è una commissione d’accesso e nessuno vuole passare guai, anche se (potenzialmente) si poteva e si potrebbe anche pensare di sanare la situazione e acquisire il bene al patrimonio comunale.
A Marano, come si sa, è tutto un paradosso: l’ente dispone di un patrimonio immobiliare enorme ma da anni non è in grado di destinare case (abusive o confiscate) agli indigenti, agli sfrattati e a coloro che dormono in strada. Le case di via Antica Consolare Campana (nuove e mai utilizzate) fanno gridare allo scandalo, così come quelle di via Platone (il Comune non incassa un solo euro), per non parlare della villa confiscata di via Salice, dell’appartamento di via San Tommaso (Città Giardino), degli appartamenti di via Marano-Pianura (parco del Sole) e dei tanti alloggi popolari occupati illegalmente da persone che non hanno alcun titolo per farlo.
L’ente – come se non bastasse – ha fatto poco o nulla per la palazzina di via Casalanno, realizzata da una ditta in odor di camorra, sequestrata da dieci anni e nemmeno acquisita al patrimonio comunale. Oggi però una delle priorità è rappresentata dal piccolo sgabuzzino di piazza della Pace, quello a ridosso dei mutilati.
Negli ultimi anni svariate denunce sottoscritte dall’ex sindaco Antonio Spinosa, avente ad oggetto proprio l’immobile confinante con i “mutilati”, hanno riacceso i riflettori sulla vicenda, più volte segnalata e illustrata anche dal nostro portale. Qualcuno si è chiesto: perché abbattere e non acquisire? Forse per l’imbarazzo dell’ente che aveva e avrebbe l’obbligo di vigilare sui piccoli e grandi abusi e che invece per anni (almeno sei ) aveva fatto finta di non vedere?
Forse si ritiene che con l’abbattimento tutto si sistemi e che non essendoci più traccia dell’immobile, tutto venga poi archiviato e dimenticato. Come dire: occhio non vede, cuore non duole.
In caso di abbattimento, per i volontari si profila un trasferimento a palazzo Merolla, nel cuore del centro storico. E’ questa l’idea degli uffici, che necessita però dell’eventuale via libera del dirigente del settore e, forse, del commissario prefettizio Fico, che con ogni probabilità non è ancora a conoscenza dell’incredibile vicenda.
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