Un giudizio, netto, lo ha espresso il presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione Raffaele Cantone, alla presentazione del libro del giornalista de “Il Mattino” Pietro Treccagnoli: “La pelle di Napoli. Voci di una città senza tempo”. «Possiamo definire questo libro l’antiGomorra. Attraverso i suoi reportage, l’autore, offre un’altra immagine della città: oltre gli stereotipi e i luoghi comuni». Il monito dell’ex magistrato è stato abbastanza chiaro: Napoli ha ancora le periferie degradate, un tasso di disoccupazione elevato insieme a povertà e immobilismo. Lo spazio Feltrinelli di Piazza Dei Martiri era stracolmo. Molti erano in piedi. Più dietro, era presente, anche la senatrice Anna Maria Carloni. Una serata davvero appassionante. Infatti, un momento particolare è stato quando il direttore Alessandro Barbano, dal suo cellulare, ha letto uno dei messaggi che aveva inviato a Treccagnoli: «Meno parentesi, spiega le citazioni dialettali perché non tutti le conoscono, cammina tanto per la città, racconta i sentimenti e la vita della gente». Applausi e risate hanno fatto da cornice.
La sensazione è stata quella di un lungo viaggio itinerante. Fatto di tappe. Non solo nei classici percorsi che eseguono i turisti. Questa volta siamo riusciti ad entrare nelle botteghe, nelle case dei napoletani. A prenderci il caffè. Tra i vicoli nascosti: bui o pieni di sole. Abbiamo respirato l’aria che di solito non sappiamo neanche che esista. Pietro Treccagnoli, insieme ai collaboratori Sergio Siano e Gennaro Di Biase, ci ha presentato lavoratori, disoccupati, il pusher dei panini, donne anziane, pensionati, le prostitute dei bassi di via a Santa Caterina a Formiello, chi si arrangia ancora, e gli stranieri che di sera fanno le feste reggae sotto la Torre aragonese tra via Cesare Rosaroll e San Giovanni a Carbonara. Un lungo viaggio che ci riporta anche dietro nel tempo aggrappandoci a Benedetto Croce, Matilde Serao, Curzio Malaparte, Antonio Ghirelli e Giuseppe Marotta. Non a caso la sua scrittura è colta ed è di grande qualità come ha detto il presidente dell’Ordine dei giornalisti della Campania Ottavio Lucarelli.
Un lavoro di ricerca in cui vi è la dimostrazione che Napoli non vuole e non deve apparire perché Napoli è così com’è. Il popolo è senza pudore, sfacciato, non ha filtri tra esterno ed interno: «Nella propria abitazione tutto deve essere perfetto mentre al di fuori non è importante se la città è sporca. C’è e perdura, purtroppo, la dicotomia tra bellezza ed inefficienza». Una delle tante sottolineature di Treccagnoli.
Una messaggio neorealistico, che proviene dal libro; esso vuole raccontare una città che è solidale e multiculturale. Un solo popolo fatto di tante etnie. Non è razzista. Addirittura emerge che la criminalità organizzata è diversa nel Centro storico dagli altri clan. Qui il sistema è predatorio, altrove è mafioso.
Una città immobile. La plebe napoletana è ritornata nei «bassi» mentre gli stranieri sono passati al primo piano. Segno che lo stato sociale non aiuta ed è lontano verso chi vorrebbe emanciparsi. Sembra che la dissipazione sia il mantra della città. Non è plumbea Napoli, quindi. È tra le poche realtà in cui chi la osserva, la fissa con i colori dei sentimenti perché la città ispira chiunque.
Mario Conforto
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