Gentile dottore,
le scrivo con un po’ di timore e un pizzico di vergogna, spinto dalla necessità di giungere ad una migliore consapevolezza di ciò che mi accade, e certo che l’anonimato che lei garantisce non potrà danneggiare la mia immagine in alcun modo. Sono un avvocato, non ancora sposato, con una mole di lavoro che non mi fornisce alcuna preoccupazione per il mantenimento di un discreto tenore di vita; sono ragionevolmente parsimonioso, dati i tempi, e credo di essere stimato non solo nel mio lavoro ma anche nella vita privata, come persona mite, razionale, controllata. Tale premessa è importante per farle capire che non solo ho una ottima gestione dell’ira, ma anzi non nutro affatto sentimenti di ira. Quel che mi accade da un po’ di tempo con la mia fidanzata è veramente strano, forse preoccupante. Durante i nostri incontri di intimità, dopo l’orgasmo, sento crescere dentro una grande aggressività, che non sfocia in gesti violenti solo per un forte credo morale, che mi impedisce di far violenza, anche a una mosca. Eppure se potessi, se andassi oltre, potrei farle del male. Immagino soltanto scene brutali, che per fortuna rimangono solo fantasie. Per evitare ogni tentazione mi alzo subito e mi rivesto, cercando di immergermi in altre faccende, ma la mia smania viene notata e mi si chiedono, giustamente, delle spiegazioni. Come fare, ho paura che un giorno o l’altro…dottore mi aiuti a capire!
Claudio (Torre del Greco)
L’aggressività ha origini arcaiche, nella storia personale dell’individuo; va infatti ai primi periodi di vita, tanto che qualcuno ha parlato anche di componente innata. La Klein (psicanalista) si è molto soffermata sullo studio dell’aggressività, attraverso osservazioni fatte sul comportamento infantile. La mamma, attraverso il seno, riesce a fronteggiare le angosce del bambino con l’allattamento, diventando fonte di sopravvivenza, nonché detentrice della vita del figlio. Il piccolo vive la situazione di dipendenza in maniera ambivalente, alternando momenti di beatitudine ad altri di frustrazione, per il legame che si viene a creare rispetto all’oggetto buono (il seno). Il bambino avvicenda momenti d’amore a momenti di odio; possiamo considerare questi accenni come precursori della vita affettiva ed emotiva dell’adulto, che avrà modo di osservare come l’amore e l’odio si accompagnano sempre vicendevolmente. I comportamenti aggressivi che tanto inquietano la persona, vengono messi in atto in maniera compulsiva, con una modalità inquietante, in quanto non si riesce ad individuare la loro origine, che risiede nel proprio vissuto e che non si sposa con il proprio essere razionale. Questi comportamenti derivano quindi dall’amore per la persona amata, oggetto del proprio desiderio, che esercita un potere enorme sul soggetto, vulnerabile paradossalmente in maniera proporzionale alla profondità del proprio amore. L’amore è un mistero e come tutti i misteri porta con sé molto di irrisolto, ma oltre allo spavento e allo sgomento che provoca, c’è da dire che è l’unica chiave per entrare nei segreti della vita, che va vissuta per questo, anche a costo di prezzi alti, come l’angoscia che si prova quando si entra in contatto con le parti più profonde di sé, di fronte alle quali non bisogna fuggire, ma fermarsi per riflettere. (anche con l’aiuto di uno specialista). Anche questo è amore!
Dottor Raffaele Virgilio, psicologo e psicoterapeuta
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