L’opinione. Marano, il degrado, quello che era e cosa potrebbe essere in futuro

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Caro direttore,

condivido totalmente l’analisi, da te articolata in un articolo di qualche giorno fa (“I responsabili del massacro”), sulla politica maranese e sui responsabili che hanno portata la città ad un totale degrado. Per comprendere lo stato dei luoghi di cosa Marano era, cosa e’, e cosa potrebbe diventare, bisogna partire da lontano. All’inizio del secolo scorso Marano era luogo salubre e di villeggiatura, per le sue caratteristiche morfologiche e la sua quiete; un centro commerciale per i pregiati prodotti della terra e dell’artigianato locale ; un luogo di legge per la presenza della Pretura ed il relativo Carcere mandamentale, facilmente raggiungibile da Napoli, da due punti nevralgici: da Piazza Dante con il ” Tram 61″ e da Piazza Carlo III con la Ferrovia Alifana che permetteva di raggiungere l’Agro-aversano fino a Piedomonte Matese.

Da ragazzo i piu’ anziani, mi raccontavano che diversi napoletani venivano a svernarsi e/o curarsi nella nostra citta’, accogliente e salubre. Ricordo il movimento giornaliero dell’attivita’ pretorile e del mercato ortofrutticolo; del mercato settimanale che si teneva in via IV Novembre e si prolungava fino a piazza Garibaldi che servivano, oltre ai locali, i paesi della hinterland, della antica frazione di Quarto e di Pianura, per rappresentare, gli interessi , la movimentazione e l’accoglienza che Marano manifestava in quel periodo.

Anche nel dopoguerra i Maranesi si sono saputi distinguere dai Napoletani, con l’elezione di una Giunta del Fronte Popolare, una delle poche elette nella Provincia, e anche successivamente quando imperversava il laurismo a Napoli, Marano si distingueva. La infelice decisione voluta, programmata ed attuata dai Sica di rendere Quarto autonoma per poter raggiungere l’obiettivo di indebolire l’elettorato progressista e permettere che la D.C. conquistasse il Comune con il totale abbandono di ogni interesse verso la zona flegrea e’ l’inizio di una debacle che ha avuto il suo punto culmine con la caduta del laurismo ed il blocco edilizio della Citta’ di Napoli.

La prima ad essere attaccata da una invasione edilizia selvaggia e’ stata Marano, in parte impreparata per la carenza di una propria struttura tecnica, volutamente predisposta, a facilitare l’accaduto. Infatti, i primi interventi ( Poggio Vallesana, via Baracca, Parco Palladino, Parco Pecchinedda), costruiti nella cinta del centro storico, pur nelle loro dimensioni, realizzati da costruttori esterni, avevano una logica di salvaguardia, viceversa il proseguire delle costruzioni, privi di opere primarie e secondarie eseguiti dai costruttori locali, alcuni improvvisati, compiacenti con gli amministratori, miopi sotto il profilo d’insieme e non curanti dell’esistente, di una visione futura, ha prodotto un incremento abitativo a dismisura, utilizzando le poche aree disponibili e le antiche arterie, privando e rendendo impraticabile la realizzazione di una circumvallazione a valle che baypassasse l’abitato cittadino da sud a nord, per cui con la perdita del tram, della “Piedimonte”, del Tribunale ed il ridimensionamento del mercato ortofrutticolo, ha reso Marano un paese dormitorio, dove si e’ voluto privilegiare la quantita’ alla qualita’.

Pur tuttavia, a differenza degli altri paesi a valle della cintura, diventati tutt’uno, sotto il profilo abitativo, Marano puo’ vantare ancora un polmone collinare, in parte deturpato, ma comunque da salvaguardare. Le frazioni Torre Piscicelli, Torre Caracciolo, San Marco, San Rocco collocate a monte ed al nord della citta’ potrebbero ancora svolgere un ruolo interessante, se ben collegate tra loro, con un inversione di tendenza, proiettando lo sguardo verso i Campi Fregrei ed il Lago Patria.

Per meglio comprendere la condotta adottata, nel tempo, dalle Amministrazioni, con l’ eccezione di qualche sporadico caso, conclusosi con un cambio di alleanze nel corso della consiliatura prima e sfociate poi, con lo sciglimento del Consiglio Comunale per infiltrazione camorristica, la prima Giunta Bertini ha prodotto un cambio di svolta e, come dallo stesso confermatomi, percorso interrotto nella seconda Giunta per aver fatto prevalere interessi di terzi alleati, che andavano in contrasto con le direttive adottate in precedenza.

Con le avvenute dimissioni del Sindaco Mario Cavallo e prima e dopo di Giunte limitate all’ordinaria amministrazione per non dire altro, la progettualita’ di una svolta radicale e’ tutta da costruire, se e’ vero che Marano, a differenza dei paesi del comprensorio e’ stato avaro con i propri figli- nemo propheta in patria – il meglio che poteva esprimere andava in contrasto con i poteri consolidati. Fare squadra e’ una necessita’ inderogabile, un’unita’ d’intenti di tutti gli innovatori, per poter realizzare un progetto di tali dimensioni.

Non rimangono altre alternative, per cambiare il volto della citta’, Marano ha bisogno di tre interventi strutturali: una circumvallazione a scorrimento veloce; una linea su rotaie; una valorizzazione del Centro Storico con interventi mirati che non vadano a stravolgere l’esistente e le poche aree ancora disponibili da destinare a parcheggi e verde attrezzato.

Programmare una strada a scorrimento veloce , a monte, che congiunga la Toscanella , la zona ospedaliera, con Quarto e, prosegui verso la superstrada , svincolo Monteruscello, e’ un occasione da non perdere. Essa collegata con le attuale arterie verticali: di Cupa dei Cani, via Castello Scilla, Citta’ Giardino, via Arecca, e via S. Marco andrebbe ad alleggerire il traffico di transito, dare respiro al Centro storico e valorizzare il paesaggio agricolo e boschivo esistente.

Puo’ sembrare un ritorno al passato voler congiungere l’antico territorio maranese ma, di fatto, facilita il percorso di gran parte dei residenti di Qualiano, Quarto e frazioni di Villaricca e Giugliano incuneati nei territori interessati. Prolungare l’arteria di via S. Marco con la zona P.I.P. e con uno sbocco in Qualiano e’ di facile soluzione.

L’accessibilita’ di una zona industriale anche se di piccola dimensione e’ nevralgica per poter raggiungere strade a scorrimento veloce onde evitare che il sito venga stravolto dalla sua destinazione originale, tralasciando le indagini in corso della Magistratura. Realizzare nuove costruzioni o intervenire sull’esistente , prima delle opere primarie e secondarie e’ una logica da dimenticare che per anni ha caratterizzato la politica edilizia non solo locale.

E’ da tener presente che il progetto iniziale della Metropolitana collinare prevedeva che la linea terminasse a Poggio Vallesana, come previsto in tutte le grandi citta’ e successivamente, proseguisse con una bretella per raggiungere la strada ferrata del Ponte Riccio , realizzando un circuito integrato su ferro e servire i paesi limitrofi che sono rimasti fuori. Anche in questo si e’ verificato un disinteressamento da parte degli Amministratori locali per cui, si puo’ provvedere nell’immediato, con la realizzazione di un rete circolare su rotaie, “Tram veloce di ultima generazione” che dalla Stazione della Metropolitana Collinare di Chiaiano, utilizzando l’antico percorso di via S.M. a Cubito, attraversi Marano per raggiungere Qualiano e, di li’ per i Reggi Lagni , riimmettersi al Bivio di Mugnano, vecchio tracciato alifano , dove, per la prima meta’ diventi a percorso cittadino e per l’altra meta’ a scorrimento veloce, che venga a servire i cittadini di Marano, Qualiano, Calvizzano, e parte di Villaricca e Mugnano.

Un convegno in merito e’ stato già effettuato con i seguenti risultati : i costi-benefici sono rientrabili nei parametri accettabili, andando a servire un’utenza di circa 200.000 unita’ ed i tempi di realizzo abbreviati, trattandosi di occupare solo suoli pubblici.

Queste due opere primarie, unitamente ad interventi mirati sul Centro Storico, dove da decenni si e’ voluto il totale degrado , possono cambiare volto alla Citta’. Altro c’e da dire.
Come fare! Alle prossime puntate.

Franco De Magistris

© Copyright Redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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