I responsabili del massacro. Qualche anno fa i Comunisti Italiani, all’epoca il partito dell’ex sindaco oggi “padrone” incontrastato dell’Altra Marano Mauro Bertini, fecero affiggere sui muri della città un manifesto, forse il più forte ed eclatante degli ultimi anni, sul quale campeggiavano le foto e i nomi di quasi tutti i politici che allora sostenevano la giunta Perrotta. Oggi, trascorsi circa sei anni da quell’evento, che suscitò la curiosità di migliaia di cittadini, prendiamo spunto da quel manifesto per aggiornarla con i nomi e le foto dei “campioni” che in questi hanno contribuito, assieme a qualche dirigente, funzionario, imprenditore e camorrista, a render Marano una città invivibile. Una città che fino a qualche anno, dieci forse, era, nonostante gli irrisolti problemi di carattere strutturale, tra le più attrezzate della provincia di Napoli.
Negli anni la città ha perso il tribunale, il centro per l’impiego, il Psaut, opere pubbliche di grande importanza (come l’asilo nido di piazzale Dalla Chiesa) e, più in generale, quel senso civico che rende una città dormitorio una comunità che crede in quelle regole che sono poi alla base di ogni società degna di tal nome.
Per ragioni di spazio non abbiamo potuto inserire le foto di tutti i “responsabili” del massacro. Abbiamo scelti quelli che, a nostro avviso, ce l’hanno messa proprio tutta…
Angelo Liccardo: un sindaco, un perché. Non è un bandito di quelli in stile anni Ottanta, ma è immobile, un moderato nella peggiore accezione del termine. Scarica sempre le colpe e le responsabilità su dipendenti e funzionari, non ammette mai un errore, un fallimento e, di recente, ha fatto l’errore più grande della sua carriera politica: ritirare le dimissioni. Voto 3,5
Mauro Bertini: un ex sindaco e due perché. Perché dopo anni di amministrazione, di cose buone fatte per la città e di cose meno buone, insiste come se fosse un giovanissimo alle prime armi? Perché questa “angiaria”, questa voglia di stare sempre in mezzo e di non ascoltare mai nessuno, nemmeno le persone a lui più vicine? Le questioni inerenti al Pip e ad altre vicende amministrative gettano un’ombra sulla sua carriera. Aveva la stoffa e il piglio del grande politico, ma si è perso nei meandri della maranesità: è lui che ha sdoganato certi personaggi e lui che non è riuscito a creare una classe dirigente degna di tal nome. Voto 3.
Biagio Iacolare. Per anni consigliere provinciale, per anni vicepresidente del Consiglio regionale. Ruoli importanti, decisivi e Marano, sua città natale e sua fonte di voto, di cosa ha beneficiato? Del nulla o quasi. Iacolare poteva e doveva fare di più per la sua città. La miopia politica lo ha portato, assieme ad altri fattori, a far erodere il grande consenso che aveva accumulato. Non influenza più la politica cittadina, ma rimane a galla. Oggi è consulente di De Luca e cerca, con le unghie e con i denti, di non “morire”. Tanti errori amministrativi, per la città di Marano, portano anche e soprattutto il suo avallo. E sono colpe storiche che non si dimenticano Voto 3.
Antonio Di Guida. Consigliere provinciale, poi assessore provinciale, seppur per breve tempo, e Marano di cosa ha beneficiato? Poco o nulla. E’ un imprenditore, non vive di politica, ma la politica l’ha fatta, l’ha fatta eccome, fin dai tempi del defunto ex sindaco Raffaele Credentino. Non ha mai inciso più di tanto, ma si è “sbattuto” tanto, compiendo però errori gravi, scelte che non doveva compiere. La più importante? Aver contribuito all’elezione di Liccardo. Voto 4-
Corrado Gabriele. Ex assessore regionale, ex assessore provinciale, eurodeputato. Gabriele è, tra i politici locali, quello che ha fatto la migliore carriera. Ma nemmeno lui, un tempo delfino di Bertini e poi diventato suo acerrimo nemico, è riuscito a lasciare il segno nella sua città. Un disastro le ultime elezioni: ha raccolto una miseria di voti. Marano gli ha spesso rimproverato di avere occhi e sguardi solo su altri contesti, quello napoletano, quello dei Bros e quant’altro. Ha avallato le candidature Perrotta e Cavallo. Manovre ardite, giustificate dal fatto di non far rivincere Bertini e un certo sistema di potere, che si sono rivelate però inefficaci e dannose. Voto 4–
Amministrazione Perrotta. Per certi sprechi, per certi atti amministrativi, per certe superficialità, per l’ammucchiata creata (da Scuteri a Gabriele in giunta), per qualche errore di troppo. Per qualche dirigente un po’ troppo spregiudicato. Voto 5—.
La segreteria del Pd di Marano. Che alle ultime elezioni, per questioni “personali” e politiche (l’astio contro Bertini e altre valutazioni), ha dato il suo contributo, diretto o indiretto affinché a Marano si insediasse una giunta di centrodestra immobile e con poco spessore. Voto 5-.
Michele Palladino. Candidato con Bertini e poi sostenitore, nell’arco di pochi mesi, del sindaco vincente Cavallo. Candidato del centrosinistra, esponente dell’Idv e poi divenuto sostenitore del sindaco vincente Liccardo. Da ingroiano ad alfaniano, il saltatore della quaglia per antonomasia. Un disastro, insomma, una miopia politica unica nel suo genere. E’ l’uomo che ha preso i voti dal popolo del centrosinistra e che oggi tiene in piedi Liccardo. Voto 3-.
Pasquale Coppola. Consigliere comunale, ha il grande torto di aver contribuito all’elezione di Palladino. Una scelta disastrosa per la città. Voto 4,5.
Giuseppe De Vivo. Qualche anno fa puntò su Antonio Menna, ex fedelissimo di Bertini poi rimasto a piedi in tutti i sensi. Lo fece entrare in Consiglio comunale, ma il Menna, nel giro di pochi mesi, si dimenticò di quel favore e optò per l’ingresso nel Pd. De Vivo rimase con un pugno di mosche nelle mani. Non contento, però, è riuscito nell’impresa anche alle ultime amministrative, puntando in quel caso su tal Francesco Migliaccio, ex assessore di Mario Cavallo, eletto nella sua lista di impronta sinistroide. Un uomo della maranesità più retriva, per dirla con le parole di Bertini, che ben presto ha emulato Menna: salto della quaglia e De Vivo è rimasto nuovamente con un pugno di mosche tra le mani. Ma soprattutto la città. Voto 4.
Francesco Migliaccio. Superfluo ogni commento. Voto 3–.
Giorgio Sansone e Salvatore Ricciardiello. Per mesi e mesi hanno criticato Liccardo al solo scopo di accaparrarsi qualche posto in giunta. Lo hanno ottenuto ma alla fine la manovra, come era stato ampiamente previsto, si è rivelata inutile, controproducente. Hanno allungato l’agonia di una giunta e di una città, pensando ai propri interessi politici e non a quelli generali e per la collettività. Errori gravi, favoriti dai cattivi consigli dei più anziani, che oggi dovrebbero recitare il mea culpa e convincerli che la festa è finita. Voto 4— ad entrambi.
Movimento Cinque Stelle. Non hanno amministrato, non hanno referenti in Consiglio, non hanno imbrogliato o distrutto la città. Ma una colpa (politica) ce l’hanno anche loro: quella di non esser riusciti a presentare una lista alle ultime amministrative e di essersi incamponiti su un candidato (Visconti) inviso ai leader del Movimento. Se avessero agito per tempo, forse, oggi la storia e la musica sarebbe diversa. Voto 5- per quell’errata gestione.
Gli elettori di Marano. Poco attenti alla cosa pubblica, molto attenti alle questioni “personali”. Tanti si lamentano, tanti sono i leoni da social, ma pochi quelli che si attivano, denunciano ed escono allo scoperto. Se la città è in questo stato è anche per “merito” loro. Voto 4—.
© Copyright 2016 Redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews























