Casoria, il baby boss che rubava ai poveri aveva cercato di uccidere un capotreno

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Raffaele, solo quattordici anni, è un nome di fantasia, la sua storia no. Questo ragazzino, ma guai a dirglielo in faccia perché si considera già un uomo fatto che segue le orme del papà, boss e capozona a Casoria per conto dei Moccia, ha appena quattordici anni.Età che normalmente è fatta di play station, pizze, brufoli e primi batticuori amorosi. Cose che lui schifa , perchè sono di un altro pianeta. Che non è il suo. Lui da grande vuole fare il boss. Questo figlio di quel ventre molle che vomita ragazzini killer e già criminali consapevoli, che saranno la camorra 4.0 del prossimo futuro, in meno di sette mesi si è reso protagonista di due gravissimi episodi. In estate ha guidato un branco di dieci coetanei nella caccia ad un capotreno.

Lo volevano uccidere a bastonate. Il ferroviere, ai loro occhi, era colpevole di averli sgridati perché nel tratto tra la stazione ferroviaria di Napoli e quella di Casoria, il gruppo si era fatto branco violento tanto da sfasciare un intero vagone, intriso di pesante odore di spinelli e canne fumate a volontà dopo una giornata a fare guai a Mappatella Beach , gli scogli del lungomare di Napoli.Il capotreno, benché bastonato a sangue in modo scientifico, riuscì a salvare la pelle, rifugiandosi nella cabina di guida del convoglio del treno locale Napoli – Caserta, che trasportava circa ottocento passeggeri, finiti loro malgrado ostaggio di tanta violenza. Il macchinista fu infatti costretto alla frenata rapida nella stazione di Casoria.Ma Raffaele, come poi accertarono i carabinieri della locale compagnia, diretta dal capitano Pierangelo Iannicca, si comportò da vero boss. Perché il fatto che il capotreno si fosse sottratto alla sua punizione, proprio non gli era andata giù.

E detto fatto guidò, tra i terrorizzati passeggeri l’assalto alla cabina di guida, Dapprima fatta segno con una fitta sassaiola, seguita dal lancio dalla fontana di ghisa della stazione, divelta all’occasione, e lanciata con tanta violenza da sfondare il vetro della porta di accesso alla cabina. Il capotreno e il macchinista si salvarono solo grazie all’intervento di alcune pattuglie dei carabinieri.I militari impiegarono solo due giorni ad identificare e denunciare tutti i componenti del baby commando, che per paura ma anche per il loro tornaconto teso a diminuire le loro responsabilità indicarono in Raffaele il capo.L’altra notte, Raffaele, ha guidato la sua banda di mariuoli composta per l’occasione da un coetaneo e un quindicenne, a rubare per la terza volta di seguito quello che era rimasto nel poliambulatorio solidale delle suore Elisabettine Bigie di Casoria, figlie spirituali del beato Ludovico..Un posto retto da medici e infermieri volontari, dove vanno icentinaia di poveri da tutto il circondario. Gente che non ha il becco di un quattrino per farsi curare.Nelle prime due occasioni, Raffaele e il suo personale baby clan avevano svuotato persino le casette delle elemosine. Poche decine di euro, che per chi non ha niente sono una cena a settimana. Poco importa, anzi è meglio così, che li stavano aspettando i carabinieri che li hanno fermati. Tanto, ha detto il ragazzino, : Più che una denuncia, che altro mi potete fare?

Il Mattino- Marco Di Caterino

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