Il Comune, si sa, non se la passa per niente bene sul fronte economico-finanziario e i commissari, la triade da poco insediatisi, ama ripeterlo ormai a mo di mantra: “Siamo in condizioni di pre-dissesto – hanno detto più o meno a tutti – e non abbiamo pertanto liquidità sufficiente per tante priorità”. Qualche giorno fa, con un articolo apparso sulle pagine di questo portale, ci permettemmo di suggerire, indicare piccole ricette che avrebbero potuto consentire all’Ente di incamerare risorse. In pratica ciò che si dice da anni ma che mai è stato attuato. I soldi (freschi) possono arrivare dagli evasori “storici” dei canoni idrici, dagli oneri per il condono edilizio, dal riscatto del diritto di superficie, dalle strisce blu e tanto altro ancora.
C’eravamo dimenticati di una cosa, una cosa di non poco conto: gli incassi sul fronte Imu (nonché degli altri tributi in genere) derivanti dalle attività produttive di via Migliaccio. Il Pip, per farla breve. I capannoni (una trentina) sono aperti da quattro-cinque anni, ma l’ente comunale li ha messi a ruolo? Abbiamo mai incassato un centesimo da quelle attività, che frutterebbero almeno (di sola Imu) 150 mila euro l’anno? E se si dovesse scoprire che nessun atto è stato predisposto dall’Ente, che nessuno ha mai pagato o che lo hanno fatto solo in pochi, di chi sarebbe la responsabilità e quali azioni dovrebbero essere intraprese prima che vadano in prescrizione i ruoli degli ultimi 5 anni? E se qualcuno ha pagato, quanto abbiamo incassato finora?
Chi, eventualmente, non ha vigilato sulla cosa? Le vecchie amministrazioni, intese come parte politica, o gli uffici comunali preposti, che sull’Imu incassano anche bei soldini grazie ai progetti per la produttività? Si attendono risposte in tal senso. Come stanno le cose? Il Comune ha solo speso soldi o ne spenderà altri per quell’area o c’è anche un minimo di ritorno, almeno dal punto di vista tributario? A Marano pagano tutti o si fa come per i canoni idrici? Quattro famiglie su dieci (lo ricordiamo ai residenti e ai neo commissari) non pagano alcunché, mentre le altre sono costrette a pagare per tutti.
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