Nuovo round della battaglia legale tra Silvio Berlusconi e la sua ex moglie Veronica Lario, a proposito del trattamento economico percepito dalla ex «first lady». Per il leader di Forza Italia le cifre percepite da Veronica, sia nel periodo della separazione, sia dopo il divorzio, sono in termine tecnico «abnormi». Per questo l’ex Cavaliere ha presentato due ricorsi.
Il primo è relativo all’assegno di mantenimento assegnato a Veronica Lario nel periodo precedente al divorzio: stabilito in 3 milioni di euro dal Tribunale nel 2013, era stato poi ridotto nel 2014 a due milioni dalla Sezione Famiglia della Corte d’Appello di Milano. Ma per Berlusconi anche la cifra di 2 milioni è troppo elevata: da qui il ricorso in Cassazione, dal quale si augura di ottenere un parziale risarcimento delle cifre versate durante il periodo della separazione. A novembre si terrà davanti alla Suprema Corte l’udienza in cui si discuterà del ricorso.
Inoltre, l’ex premier ha impugnato anche il provvedimento relativo al cosiddetto «assegno divorzile», quello che sta versando dal giorno del divorzio e che dovrà versare vita natural durante. Nel giugno 2015 il Tribunale di Monza, in sede di divorzio, ha fissato l’assegno per la ex moglie a 1,4 milioni di euro: cifra che per Berlusconi è troppo alta. La causa dovrebbe essere trattata entro la fine dell’anno davanti alla sezione famiglia della Corte d’Appello milanese.
«Mettere un tetto»
Il numero uno di FI, partendo dal presupposto che l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro e che il lavoro è un dovere che la costituzione impone per il progresso sociale ed economico, ritiene inaccettabile che la legge consenta, solamente sulla base dello status di «ex», di incassare emolumenti mensili ben più alti di quanto guadagna colui che, con il suo lavoro, risulta il maggior contribuente italiano. Come ulteriore istanza, nel ricorso si chiede, più in generale, di mettere comunque un tetto al mantenimento sia esso quantitativo o temporale, di modo che l’assegno diventi, come negli altri Stati europei, una misura temporanea di tutela finalizzata a consentire all’ex coniuge di rendersi pienamente indipendente mediante lo svolgimento della propria attività lavorativa.
























