Duplice omicidio dei fratelli Marrandino, il procuratore generale chiede la conferma dell’ergastolo

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Si è celebrata l’udienza davanti alla prima sezione della Corte d’assise d’appello di Napoli, Presidente Dottoressa Saraceno, durante la quale il Procuratore Generale Dottoressa Aschettino ha chiesto la conferma dell’ergastolo e dell’isolamento diurno per tre anni per l’imputato Antonio Mangiacapre, il massimo della pena previsto dalla Legge e già inflitto in primo grado  all’assassino dei fratelli Claudio e Marco Marrandino, brutalmente assassinati, per un banale motivo di viabilità, a colpi di arma da fuoco nel Giugno del 2024 all’uscita di Succivo.
Hanno poi rassegnato le proprie conclusioni, chiedendo anch’essi la conferma dell’ergastolo, anche i difensori delle parti civili avvocati Luigi Poziello e Dario Carmine Procentese (questi ultimi, amici storici dell’avvocato Marco Marrandino), e poi il difensore dell’imputato avv. Giuseppe Stellato, che ha invocato l’esclusione dei futili motivi  e la concessione delle attenuanti generiche. L’udienza finale ci sarà mercoledì 8 Luglio quando ci sarà dapprima l’arringa dell’avvocato Paolo Caterino, che proverà a convincere i giudici togati ed i giurati a concedere uno sconto di pena a Mangiacapre Antonio, e poi la lettura del dispositivo della Sentenza.
Nei giorni scorsi la lettera di scuse dell’imputato, che chiede perdono ai familiari delle vittime:
L’unica cosa che posso fare è chiedere perdono, pur sapendo che una richiesta del
genere non potrà trovare accoglimento per la sconsideratezza del gesto compiuto.
Per quanto sia difficile crederlo, l’azione da me realizzata è stata il frutto di un grande
stato di esasperazione e di timore che non sono stato in grado di gestire.
Mi rendo conto di aver esploso colpi di pistola nei confronti di due ragazzi con i quali
era insorto un momento di frizione, ma devo anche dirvi che non è stata quella la causa
o la ragione del mio comportamento, ragione che tutt’ora non riesco a ricostruire, né a
spiegare.
In situazioni come quella che ho causato, ogni parola e tutte le parole sono sbagliate,
ma l’esigenza di chiedere perdono l’avverto come proveniente dal mio più profondo
intimo.
In pochi attimi, e senza riflessione alcuna, ho determinato conseguenze che mai avrei
pensato di poter causare.
Non vi è spiegazione, né ragioni che si possano esprimere in maniera normale.
Ho sbagliato gravemente e le conseguenze sono state di tale gravità che me ne
vergogno profondamente.
Per tutto quello che ho fatto mi rimetto alle valutazioni di codesta Corte, consapevole
dell’enormità del fatto da me realizzato, ma è proprio tale enormità ad indurmi – seppur
con ritardo – a manifestare i segni del grave disagio e dell’incolmabile difficoltà in cui
mi trovo.
Chiedo scusa a tutti, ai familiari, alla Corte e a tutti coloro che sono stati colpiti da
questa vicenda ed attendo con ansia una decisione, che voglia anche considerare
quell’esasperazione ed erronea valutazione che mi indussero ad agire in così errata
maniera.
Mi scuso ancora, e chiedo perdono, pur sapendo di non meritarlo.
© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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