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Nessuno scioglimento per infiltrazioni mafiose, ma un quadro definito dal Viminale gravemente compromesso sotto il profilo amministrativo e corruttivo. È quanto emerge dal decreto con cui il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha chiuso l’attività della commissione d’accesso inviata al Comune di Sorrento dopo l’inchiesta sulle presunte tangenti che coinvolge l’ex sindaco Massimo Coppola.
Secondo il ministero, dagli accertamenti sono emersi “numerosi episodi di corruzione”, irregolarità negli appalti e una generale violazione dei principi di correttezza amministrativa. Tuttavia, gli ispettori non avrebbero trovato prove sufficienti di collegamenti diretti o indiretti con la criminalità organizzata tali da giustificare lo scioglimento del Comune per mafia.
Nel decreto si parla comunque di una gestione che “potrebbe favorire forme di condizionamento criminale”, motivo per cui il Viminale ha imposto una serie di prescrizioni severe alla futura amministrazione che uscirà dalle elezioni del 24 e 25 maggio: controlli rafforzati sugli appalti, verifiche sui subaffidamenti, rotazione degli incarichi e protocollo di legalità con la Prefettura.
In sostanza, per il governo a Sorrento non ci sono gli estremi giuridici per commissariare il Comune per mafia, ma resta certificata l’esistenza di un sistema amministrativo segnato da pesanti opacità e pratiche corruttive.

