DE GIOVANNI, L’INTELLETTUALE SUPER FAZIOSO ENTRA NELLA SEGRETERIA DEL PD

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L’ingresso dello scrittore Maurizio de Giovanni nella segreteria regionale del Pd campano con delega alla Cultura rappresenta una scelta dal forte valore simbolico, ma inevitabilmente destinata a far discutere. Non tanto per il profilo culturale dell’autore napoletano, indiscutibilmente autorevole e apprezzato, quanto per la sua storica e marcata collocazione politica, mai realmente nascosta negli anni delle sue frequenti apparizioni televisive e pubbliche.

Da opinionista, de Giovanni ha spesso assunto posizioni nette, talvolta radicali, intervenendo nel dibattito politico con toni tutt’altro che super partes. Una legittima espressione del pensiero personale, certamente, ma che oggi rischia di entrare in contraddizione con il ruolo “istituzionale” affidatogli all’interno di una segreteria politica che punta a parlare a mondi larghi e trasversali.

La cultura, soprattutto in territori complessi come quelli campani, dovrebbe infatti rappresentare uno spazio di dialogo, confronto e pluralismo, non l’estensione di una precisa appartenenza ideologica. Ed è proprio questo il nodo che molti osservatori evidenziano: la scelta di un intellettuale da sempre apertamente schierato rafforza l’idea di una cultura utilizzata come strumento identitario di parte, anziché come terreno neutrale di crescita collettiva.

Il problema non è avere idee politiche — ogni intellettuale ne ha — ma il confine, spesso sottile, tra elaborazione culturale e militanza. Negli ultimi anni de Giovanni non ha mai rinunciato a commenti fortemente orientati contro avversari politici del centrosinistra, assumendo spesso il ruolo di difensore pubblico di una determinata area politica. Una postura che oggi rende inevitabili interrogativi sull’opportunità della nomina.

La segreteria costruita da Piero De Luca punta dichiaratamente su figure “autorevoli” della società civile. Tuttavia, proprio il caso de Giovanni rischia di trasformarsi nel simbolo opposto: quello di una contaminazione sempre più evidente tra cultura, comunicazione e appartenenza politica.

E se da un lato il Pd rivendica la libertà di scegliere figure vicine alla propria sensibilità, dall’altro resta aperta una domanda: può davvero essere percepito come garante del pluralismo culturale chi, per anni, ha interpretato il dibattito pubblico con un approccio apertamente fazioso?

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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