Nel Giorno della Memoria si può parlare anche di Gaza, ma senza snaturare il significato profondo della ricorrenza e senza trasformarla in uno strumento di contrapposizione. È il senso dell’intervento pronunciato da Liliana Segre al Quirinale, durante la cerimonia ufficiale dedicata al ricordo della Shoah. “Si può parlare di Gaza nel Giorno della Memoria? Certo. Bisogna sempre riflettere sulle tragedie e i crimini. Si può e si deve parlare di tutto ciò. Il problema è che non si può usare contro il Giorno della Memoria. Non si può accettare che sia una vendetta sulle vittime di allora. Il Giorno della Memoria non è per gli ebrei, ma principalmente per tutti gli altri, per ricordare i carnefici e i giusti”, ha affermato la senatrice a vita, ribadendo il valore universale della commemorazione.
Nel suo discorso Segre ha poi allargato lo sguardo al contesto internazionale, esprimendo una profonda inquietudine per il clima politico globale. Proprio oggi, nel Giorno della Memoria, ha detto di sentirsi “incredula e smarrita di fronte alle esibizioni di prepotenza allo stato puro” da parte di leader mondiali — “ce ne sono molti” — che le ricordano “Charlie Chaplin che si balocca con il mondo” nel film Il grande dittatore. Leader che, ha osservato, “tutti in posizioni di potere, bullizzano e rompono i patti”. In un quadro internazionale “dove tutto ci appare più fragile e precario”, segnato dal ritorno di nuovi “grandi dittatori” e dall’indebolimento delle regole condivise, Segre ha indicato nell’Unione europea un punto di riferimento essenziale. L’Europa, ha sottolineato, rappresenta ancora “una orgogliosa e coraggiosa comunità di democrazie”, chiamata a custodire la memoria e a difendere i valori su cui si fonda la convivenza civile.
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