La guerra tra Iran e Israele è entrata oggi nel suo quarto giorno, con un bilancio sempre più drammatico: oltre 230 morti tra civili e militari, migliaia di feriti e una spirale di violenza che minaccia l’intero Medio Oriente. Israele ha colpito duramente con l’operazione “Leone Nascente”, distruggendo depositi missilistici e impianti nucleari tra Natanz, Arak e Isfahan. L’Iran ha risposto lanciando una raffica di missili balistici su Tel Aviv e Petah Tikva, provocando 3 morti e decine di feriti, tra cui diversi bambini.
Fonti israeliane riferiscono che l’obiettivo principale è il cuore strategico iraniano: il bunker sotterraneo di Fordow, dove si troverebbe anche la centrale operativa del leader supremo Ali Khamenei. Quest’ultimo, secondo alcune indiscrezioni, si sarebbe rifugiato lì sotto stretta sorveglianza, temendo un colpo di stato interno tanto quanto i missili nemici.
Gli Stati Uniti, ufficialmente non coinvolti, sono in allerta massima. Il presidente Trump ha dichiarato che “ogni minaccia diretta a Israele sarà considerata una minaccia agli interessi americani”, lasciando intendere un possibile intervento diretto. Intanto, portaerei USA stazionano nel Golfo Persico e i droni statunitensi sorvolano la regione in missioni di ricognizione congiunte con il Mossad.
Il rischio di una guerra totale in Medio Oriente non è mai stato così vicino.
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