Vaticano, sono iniziate le manovre per il futuro Papa

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Foto LaPresse - Stefano Costantino 16/11/2016 Città del Vaticano (VAT) Cronaca Papa Francesco durante la sua tradizionale Udienza Generale del Mercoledì in Piazza San Pietro, Città del Vaticano, Vaticano. Nella foto: Papa Francesco Photo LaPresse - Stefano Costantino 16/11/2016 Vatican City (VAT) News Pope Francis during his traditional Wednesday’s General Audience in St. Peter's Square in Vatican City, Vatican. In the pic: Pope Francis
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I cardinali elettori, centotrentotto, sono in questo momento quasi tutti nelle loro sedi. Insomma, se anche volessero, non hanno l’opportunità di sondare altre eminenze per capire come orientarsi, quando verrà il momento. E quel frangente particolare è un punto di domanda. «Anticipare, mescolare tutto, interrogarsi se il prossimo Papa sarà un progressista o un conservatore – ha detto ieri al Corriere della Sera il cardinale Gerhard Ludwig Miller – è una contro testimonianza della nostra fede».

C’è poi un elemento quasi banale che pochi considerano: i 138 fra loro si conoscono poco e in più di un caso per nulla. Di fatto, da subito Bergoglio ha bloccato i concistori tematici che, magari con cadenza biennale, mettevano insieme le eminenze per discutere di questo o quel problema. I concistori dell’epoca Bergoglio, dieci, hanno sfornato 110 elettori, insomma la stragrande maggioranza, ma non hanno favorito incontri e riflessioni comuni.

Dunque, chi provasse a disegnare la solita mappa delle varie cordate sul campo, mutuando un linguaggio che appartiene alla politica, finirebbe fuori strada.

Ancora di più perché le nomine, dei cardinali come dei vescovi, hanno seguito logiche che non è facile decifrare, spesso privilegiando figure fuori dai grandi circuiti, magari in prima linea, ma periferiche per l’accezione comune.

Per fare due esempi, Bergoglio ha nominato cardinale il vescovo di Como, Oscar Cantoni, ma non quello di Milano Mario Delpini. Non era mai successo da centinaia di anni che l’arcivescovo del capoluogo lombardo non ricevesse la berretta cardinalizia. E così è accaduto per molte altre città. In compenso è diventato cardinale Giorgio Marengo, missionario, guida della minuscola comunità cattolica della Mongolia, composta da poche centinaia di persone.

È complicato raccapezzarsi in questo mosaico così imprevedibile che sfugge a dinamiche e consuetudini precedenti. Il Papa ha rotto molti schemi e ha privilegiato una chiesa di prossimità, il famoso ospedale da campo tratteggiato in un’intervista a padre Antonio Spadaro per Civiltà Cattolica, ma proprio questa/scelta rende la situazione fluida e non facilmente classificabile.

Proprio per queste ragioni, qualche personaggio, non catalogabile per definizione, potrebbe calamitare consensi nel segreto della Sistina: il profilo di Pierbattista Pizzaballa, francescano, patriarca di Gerusalemme dei Latini, pare rispondere, almeno in prima battuta, alla figura di cui oggi c’è bisogno. In una Chiesa sempre meno eurocentrica, Pizzaballa rappresenta anche anagraficamente una straordinaria sintesi fra il passato e il presente: italiano, bergamasco, è stato però a lungo nella polveriera mediorientale e non può essere imbrigliato nelle solite terminologie che dividono il collegio fra progressisti e conservatori. Semmai è uomo concreto, un organizzatore, ma anche spirito di grande spessore, capace forse di dare compimento alle riforme solo abbozzate e mai compiute da Francesco. Se il collegio è stato in sostanza rinnovato da Bergoglio, Pizzaballa potrebbe interpretare quella linea e marcarla con la propria personalità.

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