Sono due le costanti dell’estate: il grande caldo che avvolge l’Italia e le diatribe interne al Movimento 5 Stelle che si prendono la scena del dibattito politico nostrano. Mentre le alte temperature stanno per abbandonare il nostro Paese, i malumori tra i 5s sono solo alle fasi iniziali: la fase costituente, che avrebbe dovuto compattare la galassia gialla, è invece l’ennesima occasione che mette in risalto tutte le divergenze tra Giuseppe Conte e Beppe Grillo. I rapporti sono ormai gelidi, tanto che l’ex presidente del Consiglio ha fissato dei paletti ben precisi per la sua permanenza alla guida dei pentastellati: lo spettro della scissione è sempre presente e il fu avvocato del popolo alza ancora di più il tiro.
Conte, intervenuto in occasione della festa de Il Fatto Quotidiano, è stato interpellato sulla complicata convivenza con il garante. Ha ribadito che la sovranità appartiene agli iscritti, che vantano un potere assoluto rispetto a qualunque componente del Movimento. “Io non accetterò mai di vivere in una comunità in cui c’è un soggetto sopraelevato rispetto alla comunità stessa perché è antidemocratico, ma se passasse questo principio io non potrei mai esserci“, ha detto a chiare lettere il presidente dei 5 Stelle.
Parole che suonano come un avvertimento ben preciso: è pronto a fare un passo di lato qualora Grillo dovesse imporsi come protagonista esclusivo del M5S, anche al di sopra degli iscritti. Quanto a una possibile scissione, Conte ha parlato di una prospettiva che non è stata immaginata e che sarebbe elemento di sorpresa: “Sarebbe la massima contraddizione, quella più radicale del Movimento“.
I rapporti con Beppe Grillo
Il leader 5S ha fatto sapere che di recente non si è più sentito con il comico genovese: “Evidentemente deve andare così“. Ora il Movimento deve muoversi tra due fuochi: cercare di rilanciare la propria azione senza però snaturarsi ulteriormente. Da parte di Conte è arrivata una bordata a chi sostiene la necessità di restare ancorati ai pilastri su cui è nato il Movimento: “Il tema è che ora dobbiamo interpretare non i bisogni di 15-20 anni fa ma quelli di oggi, capire come interpretare la società di domani“.
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