Dopo la pietà cristiana per le vittime viene il momento di riflettere sulle responsabilità politiche, e su Scampia la sinistra di Napoli non può limitarsi alle lacrime di coccodrillo di qualche nota faccia di bronzo che manda solidarietà a mezzo agenzia di stampa. Le sette Vele di Scampia, nate da un progetto utopistico (ma l’utopia genera mostri) di un architetto comunista, che voleva ricreare il contesto sociale del vicolo a 30 metri di altezza in una landa desolata e popolate dopo il terremoto del 1980 con residenti sradicati dal Centro storico per decisione del sindaco comunista Maurizio Valenzi, si iscrivono integralmente nell’ideologia, nella cultura urbanistica, e nella gestione politica della sinistra.
Secondo uno studio del ricercatore del Dipartimento di urbanistica dell’Università di Napoli, Vincenzo Andriello, il 28,5% degli inquilini delle Vele vi fu trasferito, cioè deportato, dal Centro storico. Dal cuore antico della città all’estrema periferia Nord, isolata e priva di collegamenti e dei servizi essenziali. Nel 1980 parte degli alloggi fu occupata da terremotati, per il 46% provenienti ancora dal Centro storico. Al censimento del 1991 nell’area di Scampia interessata dalle sette Vele risultavano 40.745 residenti.
Fu innescata in questo modo una bomba sociologica. Isolati ai piani alti di edifici enormi, con gli ascensori guasti e senza manutenzione, isolati in un quartiere senza servizi essenziali e negozi, presto assediati dallo spaccio di droga, decine di migliaia di napoletani hanno visto la loro vita devastata dai progetti urbanistici demenziali e dal malgoverno politico della sinistra. Al governo di Napoli dal 1975 a oggi, con la parentesi del pentapartito, che era a guida socialista, ci sono stati sempre loro. Ininterrottamente. Le sette Vele hanno trasformato un quartiere della periferia urbana di Napoli in una mostruosità sociologica, una scuola di disadattamento sociale, una fabbrica di criminali.
Ancora la sinistra culturale, con Saviano, ne ha fatto un serial televisivo, diffondendo una immagine sordida e violenta di Napoli ed innescando processi emulativi tra gli adolescenti. Dal 1995, con Bassolino, la sinistra ha cercato di cancellare il mostro che ha creato decidendo l’abbattimento delle Vele, poi scegliendo di riqualificarne un paio. Ma Bassolino, Iervolino (che si fece scappare una volta che avrebbe fucilato i progettisti delle Vele) De Magistris e Manfredi non sono stati capaci neanche di questo. E qui il giudizio si sposta sulla qualità amministrativa di questa sinistra di Napoli.
Ora, di fronte all’ultima tragedia, faranno probabilmente nuove promesse e nuovi proclami. Non l’ammissione di responsabilità, il discorso di verità, che è indispensabile. Le Vele di Scampia sono la fotografia più vera e impietosa di oltre 40 anni di governo della sinistra a Napoli.
Maurizio Gasparri
*Capogruppo di Forza Italia al Senato
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