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In un panorama socio-politico-culturale di degrado assoluto un pò di ironia per sorridere al futuro. Marano ha subito una profonda erosione della propria identità, vittima di un lungo periodo di assenza di programmazione e di una classe politica che, svuotata dei suoi valori fondanti, ha fallito nel rappresentare gli interessi reali della comunità. In questo contesto di degrado istituzionale, il danno non si è limitato all’ambito amministrativo, ma ha investito la sfera civica stessa: taluni cittadini nel corso degli anni, hanno perso il senso del sé, smarrendo il proprio nome e cognome in un incessante e sterile bisogno di interloquire.
Questi, confondendo il proprio monologo interiore con il dialogo con le istituzioni, hanno finito per isolarsi completamente, credendo erroneamente di apportare un contributo concreto alla causa cittadina attraverso il semplice atto di parlare. In questa dinamica distorta, l’interlocuzione è diventata un’eco vuota, priva di riscontro reale e destinata a risolversi nella solitudine di chi parla senza essere ascoltato, né tantomeno compreso.
L’ironia tragica di questa situazione risiede nella consapevolezza mancata: questi personaggi hanno dimenticato che, negli anni, erano stati loro stessi il motore di quella “fuffa” che ha avvelenato il dibattito pubblico. La loro voce non è mai stata uno strumento di introspezione costruttiva, ma piuttosto la manifestazione di un vuoto esistenziale. Invece di porsi come specchio critico della realtà, hanno contribuito a produrre quel nulla che ha impoverito il tessuto sociale, trasformando la partecipazione civica in un gesto estetico e privo di sostanza..
Michele Izzo
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