La tragedia della piccola Lavinia. Il papà: “Soccorsi lenti”

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La tragedia, assurda, della piccola Lavinia, morta in Germania qualche giorno fa.

Quando è previsto il rientro a Napoli della piccola Lavinia?
«Venerdì pomeriggio. Abbiamo chiuso la parte burocratica e domani (oggi, ndr) un carro funebre partirà dalla città di Bolzano per andare a prenderla a Monaco di Baviera. Sabato a mezzogiorno ci saranno anche i funerali».

Dove?
«Nella chiesa dei Pallottini, a piazza Europa, a due passi dal centro scolastico Belforte che mia figlia frequentava».

Avvocato Trematerra, c’era lei con la bambina quando quella statua maledetta le è finita addosso.
«Sì, c’ero io. E non sono riuscito a salvarla. L’ho vista schiacciata sotto quel blocco di marmo: ho fatto di tutto per cercare di liberarla ma non ce l’ho fatta».

Colpa del peso?
«Sembrava un macigno, credo pesasse almeno un centinaio di chili, forse anche di più. Una scultura alta quasi due metri, difficile sollevarla».

 Era solo in quel momento?
«Poco lontano da me c’erano due signore, italiane anche loro, ospiti dell’albergo. Hanno visto che cosa stava accadendo e si sono precipitate a darmi una mano: alla fine ce l’abbiamo fatta, Lavinia l’abbiamo liberata, ma ci sono volute tre persone».

Una sciagura che si sarebbe potuta evitare se solo quella scultura fosse stata ben ancorata alla base.
«E dire che non c’era neanche un cartello per avvertire di non avvicinarsi troppo indicando una situazione di pericolo. La statua era lì, senza alcuna protezione, nel bel mezzo di un giardino frequentato da tutti gli ospiti dell’hotel».

Una superficialità inaccettabile che si è rivelata fatale per la piccola Lavinia.
«Posso dire solo che lo sguardo di mia figlia, che mi chiedeva aiuto, non lo dimenticherò mai più. L’ho tenuta in braccio, impotente, fino all’arrivo dell’ambulanza, che è arrivata con grande lentezza”.

Intervista rilasciata al quotidiano Il Mattino

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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