Le emigrazioni del periodo medioevale, degli abitanti della città di Cuma, al suo più
sicuro entroterra, trovano una testimonianza, nei culti dei santi radicatisi nelle
comunità locali. Lo stesso toponimo Giugliano ( Terra Iuliani) deriverebbe dalla
corruzione del nome Santa Giuliana (1), secondo Josephe de Hortu, titolare della
parrocchia maggiore del casale di Giugliano, intitolata a San Giovanni, anno 1607. La
compatrona della Diocesi di Cuma fu patrona principale di Giugliano fino al 1526,
anno in cui fu sostituita per volere del popolo, da una santa minore, sempre della
diocesi di Cuma, ritenuta maggiormente miracolosa, Santa Sofia Vergine e Martire.
Fino al 1622, quando l’assonanza con il nome ebbe di nuovo prevalenza. Santo
patrono divenne un soldato romano della Dalmazia. San Giuliano, martirizzato a
Sora, per aver diffuso il nuovo culto nel periodo di ferma nei territori dell’agro
giuglianese. Un altro centro importante, ancora più distante, Frattamaggiore, si pregia
di avere ancora oggi, quali santi patroni: San Sossio e Santa Giuliana. Il primo
fondatore della diocesi di Miseno, accorpata a Cuma nell’ottavo secolo; la seconda
compatrona di Cuma fino alla sua distruzione del 1207. Frattamaggiore divenuta
popolosa con i trasferimenti, a più riprese, delle due comunità costiere (2). Diocesi di
Cuma ancora più accresciutasi, nell’ottavo secolo, con l’incorporamento dell’estinta
Liternum Patria. In località Deganzano, territorio dei feudatari di Giugliano, oggi
confine di Aversa, si ha notizia di un’antica chiesa dedicata a Santa Giuliana. Chiesa
ceduta ai frati cappuccini, per intercessione del feudatario Galeazzo Pinelli, per farne
una più grande e più bella. Nel 1587, con breve di papa Sisto V e con l’assenso della
Curia episcopale, i frati vennero autorizzati all’ampliazione del chiostro e
riedificazione della chiesa sulla stessa antica. Promessa dell’ubicazione del sito, poi
non mantenuta, con gravi conseguenze sui confini. Tracce di un territorio dedicato a
Santa Giuliana si rinvengono in vari documenti. Nella Carta lapidaria di Cuma, antico
istrumento del VIII secolo si legge di un fondo Julianu, della diocesi di Cuma. Negli
archivi Monastero di San Gregorio Armeno, si conserva un documento di uno
strumento fondiario del 5 febbraio del 1016, nei territori di Sancta Iulianissam. Nel
Ducato di Napoli, la Santa fu chiamata sia Iulianissam che Iulianes (5), causa
probabilmente dei due toponimi antichi di Giugliano: Iulianellum e Iulianum.
Note
(1) Speculum parochorum et confessariorum, Iosephi de Ortu.
(2) Memorie Istoriche di Fratta Maggiore, Antonio Giordano.
(3) Carta lapidaria, testo a cura di Napoli capitale europea.
(4) Appendice documentaria relativa al volume San Gregorio Armeno. Storia,
architettura, arte e tradizioni, Nicola Spinosa, Aldo Pinto e Adriana Valerio.
(5) La Campania sotterranea, Giuseppe Sanchez.
L’angolo della cultura locale di Arturo D’Alterio. I territori di Santa Giuliana
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