Marano, commissari costretti a liquidare profumatamente dipendenti ed ex dipendenti comunali che vincono cause per gli errori di politici, tecnici e funzionari. Storia dell’ennesimo disastro

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A Marano paga sempre pantalone. Ricordatevelo! Il Comune perde in sede giudiziaria tre ricorsi, intentati da attuali dipendenti ed ex dipendenti, che per decenni – con la complicità di dirigenti, funzionari, sindaci e assessori – hanno svolto incarichi superiori alle loro mansioni. Esempio: il fontaniere Ruggiero Antonio per decenni è stato impiegato nel settore ragioneria. Tutti sapevano e tutti lasciarono fare.

Ora i commissari, sulla scorta delle sentenze definitive dei giudici del lavoro, hanno dovuto riconoscere debiti fuori bilancio per euro 2600 all’ex dipendente Ruggiero Antonio, euro 2500 all’ex dipendente Gaetano Fioretti ed euro 16 mila a Maria Silvia De Luca, capitano in forza alla polizia municipale. I primi due, Ruggiero e Fioretti, dovranno essere rimborsati complessivamente con euro 27 mila ed euro 16 mila, ma per ora l’ente liquida solo la parte (2600 e 2500) non finita al vaglio dell’Osl (organo di liquidazione straordinaria) insediatosi dopo il fallimento del Comune. I soldi, in ogni caso, Osl o non Osl ce li rimettono i cittadini di Marano.

La De Luca, invece, ottiene euro 16 mila e passa perché un paio di anni fa l’ex sindaco Visconti le conferì l’incarico di comandante della municipale ma poi, una volta scoperto che la De Luca era rinviata a giudizio in un processo (lo sapevano pure le pietre e noi l’avevamo scritto molte volte in quel periodo), tornò sui propri passi. La De Luca fece causa e il giudice le ha dato ragione.

Morale della favola: dirigenti e politici sbagliano (per decenni) ma il contribuente paga per tutti. Perché i soldi che sborsa il Comune sono i soldi di tutti. Si tratta di vicende vecchie – eccezion fatta per il caso De Luca – che molto probabilmente finiranno in prescrizione se mai dovessero essere vagliate dalla Corte dei Conti. Insomma i responsabili del disastro non pagheranno una mazza.

Nel comune di Marano accade ed è accaduto di tutto: si sono persi finanziamenti milionari, si è perso la quasi totalità della palazzina del Giudice di Pace, per malafede e dabbenaggine di tecnici e politici, si sono persi progetti del Piu Europa, non si è mai voluto intervenire seriamente sugli allacci idrici abusivi (almeno 5 mila), non si è mai fatto nulla per togliere dagli uffici quei 10-12 elementi che da 25 anni distruggono il municipio. Altri invece sono fortunatamente in pensione e altri, rei di gravissimi atti, hanno avuto (anche grazie a qualche pessimo prefetto) l’opportunità di salvarsi guadagnandosi il nulla osta per andare a fare danni altrove.

Ai cittadini tutto questo importa poco perché alle prossime elezioni, vedrete, voteranno sempre le solite “pippe”, ma soprattutto chiunque vincerà si farà sempre raggirare o blandire dai soliti noti.

Di seguito il caso Ruggiero, di cui riferimmo diversi mesi fa:

Il giudice del tribunale Napoli nord (sezione lavoro) ha accolto (parzialmente) il ricorso presentato dall’ex dipendente comunale Antonio Ruggiero e condannato l’ente cittadino al pagamento di euro 27 mila 943 (oltre interessi), a titolo di differenze retributive per lo svolgimento, all’interno del municipio, di mansioni superiori. Il giudice Rosa Pacelli ha inoltre condannato il Comune di Marano al pagamento delle spese di lite, quantificate in euro 3 mila oltre Iva e Cpa.

I fatti.

Antonio Ruggiero, ex dipendente dell’Ente, assunto al Comune in data 18 marzo 1982, con contratto a indeterminato e inquadrato prima con categoria A e successivamente con categoria B5, aveva presentato ricorso il 1 agosto dell’anno 2019, sostenendo di aver svolto – a decorrere dall’anno 1985 – mansioni di ragioniere riconducibili pertanto alla categoria C. Il Ruggiero, all’interno del ricorso, precisava di aver ottenuto dal Tar – nel 1992 – la prima condanna del Comune, chiamato in quell’occasione a liquidare al dipendente comunale le differenze retributive per aver svolto mansioni superiori a quelle previste dalla sua qualifica. E ancora: di aver sottoscritto, in data 29 luglio 2004, un atto di transazione con l’ente cittadino avente ad oggetto la corresponsione di una somma omnicomprensiva per le mansioni superiori svolte dal 1985 al 2004.

Di avere, inoltre, sottoscritto il 19 maggio del 2010 un successivo atto di transazione avente ad oggetto il compenso da percepire per il periodo 2004-2010, ma di aver continuato a svolgere mansioni superiori fino al 2019, anno in cui è stato collocato a riposo per raggiunti limiti di età.

Ha chiesto, pertanto, la condanna del Comune, previo accertamento dello svolgimento delle mansioni superiori. L’ente comunale si è costituito in giudizio eccependo la nullità del ricorso introduttivo per mancata specifica indicazione del quantum richiesto a titolo di differenze retributive. Gli avvocati del municipio hanno inoltre eccepito l’avvenuta prescrizione del diritto e chiesto il rigetto del ricorso con vittoria di spese.

Le motivazioni.

Il giudice di Napoli nord osserva che il Comune resistente, difeso dall’avvocato Raffaele Manfrellotti, non ha presentato alcuna contestazione circa l’effettivo svolgimento delle mansioni superiori da parte del Ruggiero e non ritiene sussistente l’ipotesi della prescrizione. Condanna pertanto il Comune al pagamento di euro 27 mila 943, oltre gli interessi legali, ma esclude la rivalutazione trattandosi di un ente pubblico.

Fin qui la vicenda tecnico-giuridica culminata con la condanna del Comune di Marano. Restano, come sempre accade quando si parla di Marano e del suo municipio, tanti interrogativi inevasi, tante zone d’ombra. Tutti i sindaci, tutti gli assessori al personale, tutti i dirigenti di area economica, tutti i segretari generali che dal 1985 al 2019 si sono alternati in municipio erano a conoscenza della vicenda di Ruggiero e tutti, naturalmente, hanno fatto orecchie da mercante o avallato tale situazione.

In 34 anni di lavoro, tuttavia, è stato consentito a Ruggiero di svolgere mansioni superiori, pur sapendo che lo stesso (legittimamente) si sarebbe rifatto nelle sedi giudiziarie competenti. Né i suddetti lo hanno riportato alle mansioni originarie né tanto meno hanno provveduto, nel corso di 34 anni (non mesi), a sostituirlo con altri dipendenti. Tanto paga Pantalone, ovvero i cittadini di Marano con le proprie tasse.

 

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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