Una processione che si allunga per centinaia di metri, a perdita d’occhio. Da lontano sembra una fila ordinata lungo la battigia. Da vicino è un marasma persone che corrono, si arrampicano sulle reti e si tuffano tra le onde per aggirare il breve promontorio artificiale che separa il confine tra il Marocco e l’exclave spagnola di Ceuta. Una situazione drammatica e impossibile da gestire per le autorità locali, che hanno chiesto al governo di Madrid di dichiarare lo stato di emergenza nazionale dopo che quasi duemila migranti hanno evitato il confine a nuoto riversandosi in territorio iberico. Il governo centrale ha negato la richiesta.
Centri di accoglienza al collasso: “Sovraffollamento del 2.400%”
“Viva España”, questo secondo alcuni giornalisti sul posto sarebbe il grido più frequente lanciato dai migranti – perlopiù giovanissimi – una volta messo piede a Ceuta. Il leader del territorio spagnolo, Juan Jesús Vivas, ha già denunciato il gravissimo sovraffollamento dei centri di accoglienza e delle strutture per i minori non accompagnati, al 2.400% della loro capacità. Per questo centinaia di persone sono costrette a dormire per strada.


























