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È arrivato il momento delle richieste di condanna nell’inchiesta sui presunti intrecci tra politica, imprenditoria e camorra a Giugliano. Davanti al gup del Tribunale di Napoli, il pubblico ministero della Direzione Distrettuale Antimafia ha formulato le sue conclusioni per gli imputati che hanno scelto il rito abbreviato.
Sono 43 le persone coinvolte complessivamente: una parte affronterà il processo con rito ordinario, altri hanno optato per l’abbreviato, che prevede lo sconto di pena in caso di condanna. Per questi ultimi la Procura ha chiesto complessivamente 169 anni di carcere.
Le pene più alte — 16 anni ciascuno — sono state richieste per Andrea Abbate e Domenico Pirozzi, ritenuti figure centrali dell’inchiesta. Chiesti inoltre 14 anni per Giuliano Amicone, 13 per Francesco Abbate, 12 per Francesco Fusco e Francesco Mallardo, 11 per Domenico Fuso, Vincenzo Legorano e Angelo Pirozzi. Le altre richieste variano tra i 2 e i 10 anni di reclusione.
Secondo l’accusa, tra il 2015 e il 2020 sarebbe stato messo in piedi un sistema di appalti pilotati, tangenti e accordi tra amministratori pubblici e il clan Mallardo, con presunte dazioni di denaro per gare e permessi a costruire. Un meccanismo che avrebbe finanziato la politica e rafforzato le casse del gruppo criminale, anche attraverso prestanome e il sostegno alle famiglie dei detenuti.
A marzo parleranno le difese, poi il giudice deciderà. Intanto il processo ordinario inizierà il 22 aprile davanti alla Seconda Sezione del Tribunale di Napoli e vedrà imputati, tra gli altri, l’ex sindaco Antonio Poziello, l’ex assessore Giulio Di Napoli e alcuni ex consiglieri comunali. Il Comune di Giugliano si è costituito parte civile.

