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Nel tentativo grottesco di evitare lo scioglimento del Comune di Marano, è sceso in campo un vero e proprio carrozzone: sacerdoti dall’aura opaca e dalle biografie poco evangeliche, prefetti più devoti alle cerimonie che al rigore istituzionale, politici di ogni colore improvvisamente alleati, impresari onnipresenti e consiglieri comunali “pezzotto”, più confusi che mai ma ben inseriti nei giochi di potere.
Una delle pagine più buie della recente storia amministrativa, che ricorda da vicino il caso – anch’esso controverso – del Comune di Giugliano, rimasto intoccabile nonostante una scia di inchieste e scandali. In entrambi i casi, la stessa regia invisibile: pressioni, telefonate, influenze da ogni settore della pubblica amministrazione, perfino dal pulpito.
La sensazione è quella di un sistema che non vuole mollare l’osso, a costo di affondare con tutto il resto. E mentre si consuma l’ennesima farsa istituzionale, Marano resta ostaggio di una politica che ha smarrito la dignità, la trasparenza e perfino il senso del ridicolo.

