Le indagini proseguono a ritmo serrato. Qual è il motivo vero alla base dell’aggressione ai danni di Nicola Mirti? Cosa ha spinto Salvatore Sannino ad agire in quel modo? La pista della droga, battuta già dagli inquirenti, ma anche altro, come raccontato in anteprima da Terranostranews. Tra i due ragazzi c’era una rivalità, mai sopita, che avrebbe trovato il suo tragico epilogo domenica scorsa, sul lido Palma Rey di Varcaturo.
Pare che i due giovani si fossero già affrontati in passato. Una rissa avvenuta mesi fa al rione Monterosa, nota piazza di spaccio a nord di Napoli, potrebbe essere la chiave per comprendere l’odio che covava tra i due. In quell’occasione – riferiscono alcuni conoscenti dei due ragazzi – sarebbero comparsi anche coltelli e ad avere la peggio, in quella occasione, sarebbe stato Sannino. Un segnale chiaro che tra Mirti e quello che sarebbe stato il suo killer la tensione era già esplosa. Ora gli investigatori della polizia di Caserta e i magistrati della procura di Santa Maria Capua Vetere vagliano svariate ipotesi. Non si esclude la pista della droga, né tanto meno quella di accordi o patti mai rispettati tra i due protagonisti della tragica vicenda. Di certo, appare improbabile che si sia trattato di un impeto improvviso. C’erano conti in sospeso, e forse anche qualcun altro coinvolto. Gli inquirenti, infatti, stanno cercando di capire se Sannino, figlio Pasquale, un pregiudicato per reati legati allo spaccio, fosse solo al momento dell’aggressione o se abbia agito con l’appoggio di altri. Un nodo da sciogliere e che sarà cruciale per il proseguimento delle indagini.
Le parole del procuratore Gratteri.
“Succede più o meno nelle grandi città o nelle periferie di esse dove i giovani viaggiano armati come minimo con il coltello e alla prima occasione lo usano – le parole di Nicola Gratteri ai giornalisti -. È un decadimento morale o etico e c’è una crisi della famiglia dove i genitori non ci sono, magari sono in carcere tutti e due o uno è morto ammazzato. Si tratta di giovani che vivono per la strada”.
“Io qualche volta vedo alle dieci di sera bambini di 10 anni che girano per le strade di Napoli e non capisco dove sono i genitori – continua il Procuratore -. Non capisco perché alle 11 di sera questi bambini sono in giro per la città. Poi questi tra 4 o 5 anni non li terrai in nessun modo a casa. È ovvio che questa è gente che facilmente sarà reclutata in futuro dalla camorra e oggi per strada si nutrono, vivono di questa violenza. Io non ho mai visto in una grande città come Napoli così tanta presenza di forze dell’ordine: polizia, carabinieri e finanza. Soprattutto nel centro storico o nelle aree della movida c’è una forte presenza delle forze dell’ordine. È ovvio che non basta, perché non c’è la possibilità di mettere una macchina per ogni via”.
“L’unica possibilità che c’è è quella di comprare telecamere – conclude -. Se noi avessimo soldi o la possibilità di fare progetti e mettere le telecamere in tutta la provincia di Napoli saremmo più sicuro. Guardate che tanti reati vengono scoperti grazie alle telecamere non ad altro, non è che c’è la collaborazione dei cittadini”.
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