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Mentre Sagunto brucia, i cittadini dormono. Dormono sotto cieli opachi, respirano inconsapevolmente esalazioni tossiche, attraversano strade ferite e quartieri saturi di rifiuti. E nel frattempo, si parla di prevenzione. Si promuove il mangiar sano, il movimento, la serenità mentale. Ma quale prevenzione può esistere in un ambiente che ogni giorno produce malattia?
È come suggerire attività fisica a un uomo che abita a Chernobyl. Come raccomandare una dieta equilibrata in un terreno contaminato. È l’illusione di poter guarire l’organismo ignorando ciò che lo avvelena. Un gesto nobile nella forma, ma tragicamente vuoto nella sostanza.
Questa mattina, a Marano, sono bastati pochi gradi in più per risvegliare il respiro acre della discarica. Non sono venti alisei quelli che attraversano le nostre città, ma fumi stagnanti, invisibili e persistenti. Eppure, si continua a parlare di benessere, come se l’aria non fosse un dettaglio fondamentale, come se l’ambiente non fosse il primo medico — o il primo veleno.
Si consiglia di mangiare meglio, ma i campi sono compromessi. Si invita a respirare profondamente, ma l’aria è satura di smog. Si raccomanda calma e concentrazione, ma il rumore è costante, invasivo, normalizzato.
È come curare una malattia ignorando il network cellulare che la genera: si interviene sul sintomo, ma si preserva il meccanismo che lo produce. Un terreno malato non potrà mai far nascere una pianta sana. Eppure si insiste, si ripete, si legittima l’assurdo.
Marano non è una città di luci e ombre. Le ombre, qui, hanno divorato tutto. La viabilità è congestionata, i rifiuti abbandonati, l’inquinamento costante. E mentre il tessuto urbano si sfalda, si continua a invocare la salute pubblica come se fosse separabile dalla qualità dell’ambiente.
La vera prevenzione non si attua nei corridoi delle cliniche, ma nelle strade che percorriamo, nei parchi che respiriamo, nei territori che abitiamo, nei consigli comunali, nei progetti urbanistici. Inizia con l’ambiente e si riflette sulla salute. Perché non si può costruire benessere in un ecosistema che genera malattia. Non si può salvare un corpo lasciando marcire tutto ciò che lo sostiene.
Finché Sagunto brucia e i cittadini dormono, ogni cura sarà parziale, ogni rimedio sarà retorica. E quando ci sveglieremo, sarà forse troppo tardi per rimettere insieme ciò che oggi lasciamo bruciare in silenzio.
Pietro Gagliardi




























