Turetta per la prima volta in aula. “Voglio raccontare tutto, volevo rapirla e ucciderla già il 7 novembre”

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Turetta, scortato dalla polizia penitenziaria, indossa pantaloni neri e una felpa grigia con cappuccio, in mano ha una cartellina con alcuni documenti. Prima di sederi accanto al legali di fiducia, Giovanni Caruso e Monica Cornaviera, gira un paio di volte il capo guardandosi attorno, incrociando lo sguardo con il collegio presieduto da Stefano Manduzio, e apparentemente non notando la presenza di Gino Cecchettin.

Turetta: “Voglio raccontare tutto”

Poi ecco le risposte incerte, lo sguardo basso, le frasi brevi. Turetta incespica, sembra confuso e tiene lontano lo sguardo dai banchi e dal pubblico. “Voglio raccontare tutto quello che è successo, nel corso del primo interrogatorio ho mentito”. In carcere ha scritto un memoriale di 90 pagine, su consiglio dei suoi legali, per “mettere per iscritto le cose che mi venivano in mente, alcune cose non me la sentivo di descriverle sul momento”.

Turetta: “Volevo rapire Giulia e poi ucciderla”

Il pm Andrea Petroni sul perché avesse compilato un elenco di cose da comprare, tra i quali lo scotch e i coltelli. Indice della premeditazione, per la procura, dell’omicidio di Giulia Cecchettin. “Quando ho scritto quella lista avevo ipotizzato il piano di rapirla, stare con lei qualche tempo e poi farle del male e toglierle la vita. cercai sul web scotch e manette adatti a immobilizzarla”.

«Ho pensato di rapirla, e anche di toglierle la vita, ero confuso, io volevo stare ancora assieme a lei». Così ha risposto Filippo Turetta alle prime domande del pm Andrea Petroni, in avvio della seconda udienza per l’omicidio di Giulia Cecchettin. Parlando a bassa voce, con gli occhi bassi, l’imputato ha proseguito: «Ero arrabbiato, era un bruttissimo periodo, volevo tornare assieme a lei e per quello ho ipotizzato questo piano per quella sera». Il pm gli ha quindi chiesto quando avesse iniziato a scrivere appunti su quello che stava progettando: «Ho iniziato a farlo il 7 novembre», ha risposto Turetta «perchè ho cominciato a pensare, avevo tanti pensieri sbagliati». L’omicidio della studentessa avvenne tre giorni dopo, l’11 novembre. Turetta ha quindi spiegato di aver scritto la memoria depositata oggi al processo e le lettere precedenti «in più volte nel tempo, ricostruendo quanto era accaduto, per mettere ordine. Ho cominciato a febbraio-marzo, e ho proseguito tutta l’estate, fino a questi giorni. Prima ho scritto di getto, poi ho riletto e messo in ordine quelle parti che di getto non avrei potuto scrivere».

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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