Chiara Tramontano, lettera alla sorella Giulia: “Non mi sono arresa per cambiare il finale di questa storia”

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Chiara Tramontano ricorda la sorella Giulia, la 29enne uccisa con 37 coltellate al settimo mese di gravidanza dal compagno Alessandro Impagnatiello nella sua abitazione di Senago. “Cara Giulia – scrive – Tu sei il tramonto che mi lascio alle spalle ogni giorno, incolpandomi di averlo trascurato ed essere andata avanti. Dovrei però ricordare a me stessa che il tramonto sarà lì tutti i giorni, e a volte andare avanti significa solo prepararsi al nuovo giorno”.

Il dolore è più che mai vivo: “Oggi affido a questa tastiera il compito di raccogliere le mie lacrime e trasformarle in inchiostro su un foglio bianco. Non ho ancora trovato un posto in cui ospitarti nella mia nuova vita, quella dopo la tua morte. Sei parte sicuramente della mia quotidianità, di una vita in cui non sarò mai realmente felice, perché penserò sempre che tu non sei qui con me a condividerla”.

Così, “immagino, tu non debba far parte della dimensione della mia vita in cui i miei sensi di colpa vengono a galla, certamente non farebbe bene a nessuna delle due. Appartieni sicuramente a una sfera della mia vita che si chiama tempo. Tu sei in tutti gli istanti della mia giornata che cerco di riempire per non pensare. Sei nel mio calendario pieno di impegni ed illusione che essere impegnata significhi non pensarti. O meglio, non pensare al modo violento in cui te ne sei andata per sempre. Riempio la mia vita di attività con la stessa instancabile forza con cui ti ho cercata per giorni, senza dormire, senza pensare, immaginandomi in un abbraccio che non ci siamo mai scambiate”.

E ancora: “Così, mentre scrivo, mi viene in mente che appartieni sicuramente alla mia vita lavorativa, ai miei sforzi di realizzarmi, alla mia nuova vita in Olanda. Sei il motivo per cui non mi sono arresa alle difficoltà della vita quotidiana, ad esempio quelle di vivere lontano da casa, in un paese che ti piaceva tanto. E se non mi sono arresa, è perché tu mi hai dimostrato che si può combattere da soli, che non sempre si sopravvive, ma io dovrò cambiare il finale di questa storia. Allora, non adesso, ma un giorno mi auguro che tu apparterrai alla sfera dell’equilibrio nella mia vita. Quella in cui imparerò a vivere i momenti di pausa senza paura che il dolore prenda il sopravvento. Imparerò a convivere con le nostre foto, che sono i nostri ricordi, ma non sono tutto ciò che abbiamo condiviso. Per ora, però, io e te apparteniamo a questa instabile realtà che si chiama vita, in cui siamo entrambe in balia delle onde, l’una vicina all’altra senza sfiorarci. La nostra sola forza contro le onde è saperci vicine, perché se provassimo a tenerci per mano, potremmo entrambe annegare. Allora, Giulia, io e te apparteniamo a una dimensione in cui stiamo galleggiando, a volte boccheggiamo, eppure siamo entrambe vive”.

 

 

 

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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