Duplice omicidio a Orta di Atella: killer ha sparato davanti ai carabinieri

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Ha fatto fuoco davanti ai carabinieri. Ha sparato nonostante ci fossero i militari dell’arma che erano intervenuti a sedare una lite – almeno fino a quel momento – soltanto verbale.

È questo il retroscena della convalidato del fermo di Antonio Mangiacapre, l’uomo ritenuto responsabile del duplice omicidio avvenuto sabato nel casertano. Inchiesta condotta dalla Procura di Napoli nord, si indaga sul delitto di Marco e Claudio Marrandino (avvocato e imprenditore) consumato nel traffico a ridosso di Orta di Atella. In sintesi, la scena è questa: i carabinieri notano due auto ferme, con una persona che inveisce contro altre due persone (i fratelli Marrandino).

Ma tutto ciò non consente di arginare la foga omicida, dal momento che – proprio dopo l’intervento dei militari – l’assassino estrae la pistola e consuma il doppio delitto.

Prima contro il primo dei due fratelli, il secondo raid contro l’altra vittima che era rimasta in auto. Intanto, uno dei militari – il capo pattuglia – esplode alcuni colpi senza raggiungere l’assassino. In sede di convalida, Mangiacapre ha spiegato di essere innocente e che l’auto usata dall’assassino gli era stata rubata.

«Non è ancora chiaro il movente» del duplice omicidio dei fratelli Marco e Claudio Marrandino. Lo afferma il capo della procura della Repubblica di Napoli nord, Maria Antonietta Troncone. Un uomo, definito dallo stesso magistrato un «cultore delle armi», è stato fermato poco dopo il fatto in una clinica della zona, ma ha negato ogni addebito. Gli inquirenti, tuttavia, ritengono di avere raccolto gravi indizi a carico del fermato, un operaio di 55 anni di Cesa, di dove erano originarie anche le vittime, che dopo aver ucciso i fratelli ha puntato la pistola contro uno dei carabinieri intervenuti, il quale lo ha evidentemente visto bene, sparandogli anche due colpi, senza centrarlo. Il magistrato ha ricostruito la vicenda, avvenuta nel pomeriggio di sabato, in prossimità dello svincolo ‘Succivo’ dell’asse stradale ‘Nola-Villa Literno’. Una pattuglia di carabinieri della compagnia di Marcianise transitava proprio in quel luogo quando ha notato due auto ferme e le persone a bordo che discutevano, «apparentemente per un diverbio legato a motivi di viabilità». Il capo pattuglia si è allora avvicinato, per sedare la lite, ma è stato in quel momento che il conducente di una delle auto è sceso, ha afferrato e strattonato il passeggero dell’altra autovettura, poi ha estratto dalla cintura una pistola e gli ha sparato «numerosi colpi» centrandolo alla testa. Subito dopo, ha sparato pure al conducente, che nel frattempo era sceso nel tentativo di fuggire a piedi, colpendolo alla schiena. E’ in questo momento che ha puntato l’arma contro il carabiniere, che però è stato più rapido e ha fatto fuoco, senza tuttavia colpire l’uomo, che è risalito sulla sua auto ed è fuggito. Ne è nato un inseguimento, durante il quale il killer ha lanciato pezzi di vetro dal finestrino, danneggiando l’auto dei carabinieri, che alla fine lo hanno perso, nelle campagne intorno al comune di Cancello e Arnone.

Le ricerche sono però proseguite e il presunto assassino è stato rintracciato in una struttura sanitaria della zona. Al magistrato ha detto di non avere niente a che fare col duplice omicidio, ma è stato comunque sottoposto a fermo perche sul suo conto, affermano gli inquirenti, sono stati acquisiti «gravi indizi di colpevolezza, tenuto conto dell’inequivoco riconoscimento da parte dei carabinieri e del pericolo di fuga». A casa del sospettato sono state ritrovate armi e munizioni, tra cui un fuicile a canne mozze modificato e con matricola abrasa e una pistola semiautomaica detenuta illegalmente, oltre a circa cento chili di bossoli. All’uomo era stato in passato revocato il porto d’armi.

© Copyright Redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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