Punti di vista. Il carcere, le proteste e le risposte da dare. Pezzella: “Diritti negati in tanti casi”

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Gentile Direttore di TerraNostra News,
prendo spunto dall’articolo pubblicato dalla Sua testata giornalistica nella giornata di ieri ed
intitolato: “Rivolta nel carcere di Benevento, un’ala distrutta. Agenti in ostaggio, 2 feriti”, per testimoniare anche direttamente, in ragione della mia attività professionale, il momento difficile e delicato che attiene alle condizioni inframurarie delle persone private della libertà personale. E’ una testimonianza che prende spunto anche da un recente convegno tenutosi a Napoli (ma il primo incontro si è tenuto proprio a Benevento e poi a seguire Roma, Firenze e Milano), il 10 maggio scorso, nei locali della Gallery Art siti all’interno della Galleria Principe di Napoli. Il convegno, ad oggetto la presentazione del libro “Processo al Carcere”, è stata l’occasione per mettere attorno al tavolo di discussione personalità qualificate e qualificanti del pianeta carcere, portatori di un
bagaglio di valori ed esperienze che hanno evidenziato che, ora più che mai, non bisogna
rassegnarsi alla “debolezza” della funzione rieducativa della pena ma al contrario è necessario attivarsi in tutte le sedi per rilanciarla.
Viviana Isernia (già vice-presidente di Amnesty International Italia), Paolo Conte (presidente di Antigone Campania), Franco Maranta (Forum diritti e salute), Ciro Amitrano (filosofo e studioso delle istituzioni totali), Lino della Corte (Consulta Popolare “Carcere e Sanità), Samuele Ciambriello (Garante Regionale delle persone private della libertà personale), Enrico de Notaris (Associazione “Sergio Piro”), Aristide Donadio (curatore del libro “Processo al carcere”), tutti hanno dato un contributo che ha certificato che non è più procrastinabile un’analisi seria ed approfondita imperniata sulla consapevolezza che la vera sfida è quella di rompere il silenzio politico sulla condizione carceraria, sul sovraffolamento, sull’inadeguatezza delle politiche di reinserimento sociale degli ex detenuti. Andare al di là della convinzione, cara ai meno garantisti, che il carcere (dall’ebraico carcar: tumulare, mettere sotto terra) accoglie gli inutili ed i pericolosi del sistema produttivo e come tale, in questa visione (a mio avviso distorta), diventa parte del sistema di produzione. Ma cosa ci dicono le statistiche? Nell’ultimo anno la popolazione carceraria è cresciuta di circa cinquemila unità; predominano gli immigrati (circa il 33%), un quarto dei
detenuti è nato in Campania, un quinto in Sicilia (mi sembra lo specchio di altri due indicatori: il tasso di disoccupazione ed il reddito pro-capite). Ed ancora più scottante è il tema dei suicidi in carcere: il dato sul numero dei suicidi negli ultimi anni è davvero insopportabile ed ancora più triste è la constatazione che Chi si suicida per la maggior parte o è in carcere da pochi mesi o deve scontare ancora pochi mesi di carcere. Nelle conclusioni dei lavori. ci si interrogava su come viene percepito il Carcere da Chi non vive quella triste realtà. I cittadini vorrebbero più repressione, più carceri, meno garanzie! Ma veramente il Carcere è l’unica risposta? Con una popolazione carceraria che annovera il 30% di tossicodipendenti, il 33% di immigrati, un livello di istruzione basso se non bassissimo. E’ giunto il momento che anche il Governo faccia fino in fondo la sua parte: il Decreto
Caivano ha ulteriormente aperto le porte del carcere: nessuna prevenzione, solo repressione. Chi scrive è oltremodo convinto che il Carcere, così come si presenta nella stragrande maggioranza degli istituti di pena, è la negazione dei ditti umani, è la violenza sugli ultimi. Lo dico apertamente, senza timore di alcuna manipolazione, e confido in un dibattito a 360° anche se, purtroppo, soprattutto in questo momento, la Politica pensa al consenso e non al senso. Un’ultima mia personale riflessione: nonostante la fine della fase emergenziale delle stragi e degli attentati, il contenimento delle dinamiche affaristiche della criminalità organizzata, è ancora utile il 41 bis O.P.? Quel 41 bis (da autorevole dottrina più volte definito “il carcere nel carcere”) che rende difficilissima se non impossibile la funzione costituzionalmente tutelata della rieducazione della
pena? Non si potrebbe andare oltre?

Absit inura verbis Rosario Pezzella (avvocato del Foro di Napoli Nord)

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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