Ecco come Impagnatiello mentì ai carabinieri sul veleno per topi

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Il veleno per topi? Ce l’ho perché quando ci fumiamo le canne post lavoro, sui gradoni di piazza Croce Rossa, arrivano della pantegane enormi. Lo buttiamo un po’ in giro per Milano“. Aveva risposto così Alessandro Impagnatiello – attualmente sotto processo a Milano per l’uccisione dell’ex fidanzata Giulia Tramontano, incinta di sette mesi – durante un’ispezione domestica svolta dai carabinieri per riuscire a giustificare la presenza del topicida all’interno del suo zaino.

La risposta alle forze dell’ordine da parte del barman reo confesso dell’omicidio della ragazza 29enne, come mostrano le immagini, era arrivata talmente di getto che sembrava essere preparata e volere nascondere in realtà dell’altro. Di fatto, alcuni mesi più tardi, gli esami tossicologici condotti sul corpo della ragazza e del feto hanno rivelato la presenza di sostanze tossiche compatibili con il topicida. Non solo: sono state almeno otto le ricerche effettuate dall’ex barman con le parole “avvelenare feto”, “uccidere feto”, “veleno per topi incinta”, “veleno per topi gravidanza” (ed espressioni simili). Tutte azione compiute pochi giorni dopo che Tramontano aveva scoperto di aspettare un bambino.

Il filmato in questione è infatti datato 28 maggio 2023: qua viene documentato Alessandro Impagnatiello mentre svuota il contenuto del suo zaino in pelle marrone presso il commissariato dei Carabinieri di Senago (provincia di Milano). Tra gli oggetti estratti dall’accessorio, si notano abiti, indumenti sporchi, guanti in lattice blu e una busta contenente sostanza rodenticida. Tale elemento è lo stesso che era stato utilizzato da Impagnatiello in persona per avvelenare la sua compagna Giulia Tramontano, durante il periodo della sua gravidanza durata sette mesi, uccisa a coltellate insieme al bambino sarebbe nato di lì a poche settimane.

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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