C’è chi fa il pensionato e non ha alcun problema a conservare armi da guerra nella propria abitazione. Conduce una vita tranquilla, mai segnalato dalle forze dell’ordine, neppure una multa o una bolletta non pagata. Sotto traccia, all’insegna di una vita anonima e riservata, svolge un ruolo strategico per l’esistenza della camorra di Secondigliano. E non è l’unico, il nostro pensionato. Ce ne sono tanti di nomi senza storia, di volti non conosciuti, di esistenze al riparo del codice penale, che si sono prestati a fornire un contributo nella logica di radicamento di boss e gregari sul territorio napoletano. Andiamoli a vedere, i prestanome o i fiancheggiatori, i complici occulti, gli uomini non eccellenti che – alla luce di quanto sta emergendo – non avrebbero mai immaginato di impegnare l’attenzione del pool antimafia.
Ci sono due donne, per esempio, che hanno rappresentato – e forse sono ancora operative – un presidio fondamentale nella gestione delle case popolari: quelle formalmente del Comune ma sostanzialmente ad appannaggio della camorra: una fa la lavandaia, ogni giorno lava le scale per una ditta privata della zona; l’altra vende detersivi, fa la commerciante al dettaglio, gestendo un piccolo negozio alle porte del rione dei fiori. Camorra mimetica a Secondigliano, alla luce del racconto di alcuni collaboratori di giustizia, secondo quanto è stato possibile leggere nelle pagine depositate in questi giorni dinanzi al Tribunale del Riesame di Napoli, dove è in corso la valutazione delle richieste di scarcerazione dei presunti boss e imprenditori, tra i quali spiccano i nomi di Tony Colombo e Tina Rispoli (per i quali è stato confermato il carcere).
























