NAPOLI, IL PROFESSOR MANFREDI CONTINUA A LAMENTARSI. ORA ANCHE SUL PNNR. MA SAPEVA DI ESSERSI CANDIDATO PER NAPOLI?

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Il sindaco di Napoli Manfredi, che forse non sapeva di essersi candidato a gestire la città di Napoli, è tornato a lamentarsi, a mettere le mani avanti anche sul Pnrr. Il professore, che non fa altro che chiedere soldi e risorse, ha rilasciato un’intervista all’Huffingotn Post. Ecco uno stralcio di quanto dichiarato.

“Operativamente siamo ancora fermi, mancano molti degli atti attuativi che ci permetterebbero di iniziare”. Gaetano Manfredi lancia un allarme: la messa a terra del Pnrr sui territori ancora è lontana, le aspettative sono alte e il rischio è quello di tradirle. Il primo cittadino di Napoli è quasi caustico nell’affrontare il tema: “Il problema dell’Italia è se le semplificazioni che vengono di volta in volta adottate siano sufficienti per rispettare i tempi. Noi siamo il paese dei mille pareri e delle conferenze dei servizi eterne”.

Sindaco, ieri Draghi ha detto che i progetti del Pnrr non hanno nessun ritardo.
Bisogna capire a quali si riferiva. Sulle grandi opere, sull’alta velocità e sui grandi progetti infrastrutturali i tempi probabilmente sono rispettati. Il punto da capire è che succederà per quegli interventi più diffusi, che impattano sui territori, per i quali nei prossimi mesi bisognerà valutare la capacità di azione.

Le sue parole segnalano una preoccupazione o sbaglio?

Penso che avere cinque anni per realizzare opere che spesso sono molto complesse per un paese come l’Italia è una sfida complicata, bisogna fare attenzione altrimenti rischiamo di perdere occasione.

Mi pare di capire che pensa che non sia così scontato riuscire a realizzare il Pnrr.
Siamo di fronte a progetti elaborati, che prevedono una serie di obblighi concernenti  valutazioni d’impatto e di sostenibilità, verifiche trimestrali molto pesanti, che richiederebbero personale con alte competenze. Difficoltà nella realizzazione ne vedo più di una.

Cosa dovrebbe fare il governo che non sta facendo?

Chiedo due cose. La prima sono tempi attribuzione ridotti al minimo. Prima ci vengono assegnati i progetti, prima possiamo partire.

Mi scusi se la interrompo, ma vuol dire che al momento non siete ancora partiti?
No, noi operativamente siamo ancora fermi, mancano molti degli atti attuativi che ci permetterebbero di iniziare.

Ma come è possibile?
Il problema dell’Italia è se le semplificazioni che vengono di volta in volta adottate siano sufficienti per rispettare i tempi. Noi siamo il paese dei mille pareri e delle conferenze dei servizi eterne.

Nonostante il governo Draghi?
Penso che il governo debba rafforzare le competenze tecniche. È la seconda cosa che chiedo, e la chiedo ormai da tempo. Tutti i comuni hanno bisogno di personale qualificato e giovane che possa affrontare questa sfida. E di definire regole del gioco il più presto possibile.

Il ministro Carfagna ha assicurato un intervento sul reclutamento di nuovo personale.
Spero che si proceda al più presto. Mi preoccupa il fatto che siamo ancora molto lontani dalla messa a terra delle risorse. L’aspettative dei cittadini è molto alta, il Pnrr viene visto come un modo per cambiare il destino di tanti cittadini, di rilanciare i territori. Se falliamo la delusione potrebbe essere forte.

Pensa che il governo Draghi rischi di non essere efficace?
Penso che Draghi giustamente si preoccupi dei macro progetti, sono stato ministro e lo comprendo. Dico semplicemente che se non si dà la giusta attenzione anche all’attuazione del piano sui territori l’impatto sui cittadini si riduce. Dobbiamo fargli capire che capacità di cambiamento del Pnrr si sta attuando sotto i loro occhi. Il governo ci deve dare gli strumenti giusti, credo che come amministratori locali saremo in grado di fare bene le cose.

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TERRANOSTRA | NEWS
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