Il record (negativo) di Marano: quattro scioglimenti per mafia. Da destra a sinistra tutti sono stati coinvolti. Gli errori che commettono tutte le giunte

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Tiene ancora banco (naturalmente) la notizia del quarto scioglimento per mafia del Comune di Marano. Un record (nazionale) negativo che ben fotografa la realtà di una città e di un municipio che dal 1991, anno del primo scioglimento, ha fatto ben pochi passi in avanti.

Un fenomeno trasversale, che ha investito più forze e coalizioni politiche, segno evidente che da destra a sinistra la politica maranese è sempre stata contigua a determinati ambienti. E quando a non essere contigua è la politica, sono stati (spesso) funzionari, tecnici e dirigenti molto, ma molti vicini a certe situazioni di malaffare.

Lo scrivemmo poche settimane fa: molti si è fatto in questi anni sul fronte della repressioni dei fenomeni criminosi come il traffico di stupefacenti e le estorsioni; poco sul versante politico-amministrativo. E’ opportuno fare una prima distinzione, già fatta molte volte in passato: lo scioglimento di un Comune è un provvedimento amministrativo e non penale. Si scioglie un ente non perché necessariamente gli amministratori abbiano contatti diretti con la camorra, ma anche se sono stati prodotti atti o non si è proceduto a redigere atti e questi, seppur indirettamente, hanno favorito qualche famiglia di malaffare. Esempio: se una palazzina abusiva di un mafioso o di un suo parente non è stata abbattuta o acquisita al patrimonio comunale, tale condotta viene inserita nella relazione degli ispettori giunti in municipio e può determinare, insieme ad altri eventi e fatti, lo scioglimento del municipio. Gli ispettori della prefettura valutano anche le condotte amministrative dei pubblici dipendenti, non solo quelle degli amministratori, consiglieri, sindaco e assessori.

A Marano, nel 1991, lo scioglimento coinvolti amministratori di vari partiti, Dc e Pci in primis. Il sindaco era Carlo Di Lanno. Molti di quei protagonisti finirono anche nelle maglie del penale e furono destinatari di avvisi di garanzia e arresti. In tanti, poi, se la cavarono in sede penale. Nel 2004 ad essere sciolta fu la giunta a trazione sinistra guidata da Mauro Bertini, poi reintegrata dal Tar successivamente. Il sindaco dell’epoca, tuttavia, è oggi ai domiciliari per collusioni con la criminalità organizzata. Nel 2016 ad essere defenestrata fu una giunta di centrodestra, guidata da Angelo Liccardo, che però si era dimessa prima dell’arrivo del provvedimento del Consiglio dei Ministri.

Perché il Comune di Marano è stato sciolto tante volte? Perché i problemi endemici e atavici del municipio non sono mai stati risolti, nemmeno sotto le gestioni commissariali, a parte qualche rara eccezione. La macchina comunale, al netto dei pensionamenti degli ultimi anni, non è stata mai toccata e negli uffici, gira e rigira, comandano sempre le stesse persone, alcune delle quali (soprattutto in passato) contigue o vicine per legami familiari ad ambienti di malavita organizzata. Molti sindaci, come Visconti del resto, commettono sempre lo stesso, imperdonabile errore: si concentrano molto sull’ordinario (giustamente) e talvolta dimenticano o non hanno le necessarie conoscenze e attributi per portare avanti (se non sollecitati dagli organi di stampa e dalle Procure) azioni di reale ripristino della legalità in tema di sgomberi, abusi edilizi e commerciali, assegnazione dei beni confiscati e gestione delle dinamiche afferenti alla raccolta rifiuti, ivi compresa la gestione del personale, assunzioni e quant’altro. Bisogna fare molta attenzione, poi, ai mandati di pagamento alle aziende che ottengono anche piccoli appalti, perché è lì che si nascondono le maggiori insidie. Le somme urgenze sono utili in molti casi, ma pericolose per questa ragione.

Il prossimo sindaco, ma prima ancora i nuovi commissari, se vogliono lavorare bene devono dare vita ad un turn over negli uffici (necessario e mai posto in essere per molteplici ragioni); bisogna sanare le anomalie del Pip e del mercato ortofrutticolo; dare vita a un piano regolatore realmente a vani zero e sfruttare adeguatamente le risorse dei fondi Pics, quasi 11 milioni di euro. Il resto lo devono fare i cittadini, ma se si continuerà a votare premiando l’amico di turno o per ottenere il favore di turno nulla potrà mai cambiare.

 

 

 

© Copyright Fernando Bocchetti, Riproduzione Riservata. Scritto per: TERRANOSTRA | NEWS
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