Pablo Escobar, il racconto del nipote: “Il grande zoo realizzato con i soldi del traffico a Napoli”

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Intervistato dal Corriere della Sera, parla il nipote Nicolas, cinquantenne custode di segreti e non potrebbe essere altrimenti: «I miei ricordi più belli dello zio Pablo sono legati proprio a quello zoo. Una realtà magnifica, con tutte quelle specie rare, spesso esotiche, impossibili da vedere per noi bambini se non andando in gita nella tenuta. Era un parco delle meraviglie, un luogo pubblico aperto a chiunque senza distinzioni». L’«Hacienda los Nápoles» ospitava partite di calcio con i campioni professionisti e feste, spesso orgiastiche, dinanzi a lui, il gran maestro cerimoniere – Escobar amava il pubblico, l’adulazione, le fotografie, le amanti e le prostitute specie se giovanissime -; nella rilettura del patrón attraverso suo nipote Nicolas, la tenuta risulta centrale per due coordinate.

L’«Hacienda los Nápoles», una residenza estiva costruita nel 1979, sorgeva vicino a Puerto Triunfo, a 130 chilometri di distanza dalla natale Medellín. Escobar, che spese 70 milioni di dollari per acquistare il terreno all’interno di un ranch di oltre 350 chilometri quadrati (quasi due volte l’intera superficie di Milano), volle farsi costruire un aeroporto e un eliporto, piscine e laghi artificiali sui quali praticare e far praticare agli ospiti lo sci d’acqua; e acquistò da ogni continente leoni, cammelli, struzzi, giraffe, ippopotami, bisonti…

L’esperienza nella «succursale» campana

«Aveva preso il nome proprio dalla vostra città: a Napoli, lo zio aveva collocato un’importante succursale del traffico di droga. I soldi realizzati dalla vendita dello stupefacente in Campania vennero investiti nella creazione della “Hacienda”». La seconda coordinata ci riporta all’inizio, ovvero all’eterna eredità di una carriera criminale latrice da un lato del peggio della natura umana e, dall’altro lato, venerata dal popolo per quella strategia dei boss di dare quanto non dato dallo Stato, di offrire opportunità, di agevolare il riscatto sociale approfittando dell’indigenza e dell’ignoranza per creare consenso, anche se Nicolas giura sull’interesse genuino dello zio: «Quando arrivava ottobre, iniziava il progetto della raccolta di informazioni di tutti i bambini che vivevano in un’area di circa trenta chilometri intorno alla “Hacienda”. Non c’era un solo piccolo che, il 24 dicembre, non ricevesse dei regali da parte di Gesù bambino per festeggiare il Natale. E questo perché Pablo Escobar era nato poverissimo…» dice il nipote, pur qui dovendo noi rimarcare la confutazione di giornalisti colombiani e americani delle origini miserrime del patrón, al contrario appartenente a una famiglia del ceto medio e con un’infanzia priva di stenti.

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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