Il Conte 2 agli sgoccioli. Pressing Conte per le dimissioni o per l’apertura ai renziani per evitare la disfatta in Senato su Bonafede

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Il Conte 2 si avvia alla sua conclusione? E’ questa l’aria che tira nei salotti della politica romana e nelle sedi di partito. La sensazione è che si sia vicinissimi alla svolta. Nel Pd non ne fanno mistero: “Non possiamo correre fischiettando nel precipizio”.

Mentre i “responsabili” continuano a latitare, da Palazzo Chigi filtra che le dimissioni non sono all’ordine del giorno e che sulla giustizia, su Bonafede, si andrà al voto in aula. Ma il pericolo di andare a schiantarsi a Palazzo Madama, radicalizzando lo scontro, non lascia indifferente neppure il suo partito. “Il voto su Bonafede è un voto sul governo – ha avvisato Luigi Di Maio -. O si allarga la maggioranza o si va alle elezioni. Se non ci sono i numeri adesso, non ci saranno neppure per il Ter”. Una blindatura ufficiale di Giuseppe Conte e, nel contempo, un’evocazione delle urne per stanare potenziali “volenterosi”. Ma anche una deadline precisa: quarantott’ore per trovare la nuova maggioranza e risolvere la crisi.

Tra mercoledì e giovedì il Parlamento si esprimerà sulla relazione sull’amministrazione della giustizia da parte di Bonafede. I numeri non sono buoni per la maggioranza: dai 156 della fiducia, al Senato si veleggia intorno ai 148. Si sono sfilati Sandra Lonardo e Riccardo Nencini, che al massimo si asterranno. “Escludo il nesso tra fiducia a Bonafede e fiducia al governo – replica la senatrice a Di Maio – Non accettiamo i “Dracula” del garantismo”. Non arriverà nessun “soccorso centrista”, né dall’Udc né dalla pattuglia di Toti (sondati, hanno declinato). No anche da Casini, che da vecchia volpe della politica sottolinea: “Il premier dovrebbe dimettersi, aprire la strada per un reincarico”. Perché se si va sotto, sfuma anche il Conte Ter. Lo stesso consiglio che gli ha dato Bruno Tabacci, che dopo aver portato in dote 13 deputati alla causa governista è prossimo a gettare la spugna.

E allora? L’alternativa è quella di cui Conte non vuole sentire parlare. Riaprire i canali con Italia viva. Una exit strategy che comincia a fare breccia anche nei Cinquestelle, come pronostica Emilio Carelli in un’intervista al Corriere: “Bisogna parlare con Renzi per un rimpasto e un accordo di fine legislatura. So di essere in contrasto con le posizioni ufficiali, ma molti parlamentari M5S la pensano come me”.

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TERRANOSTRA | NEWS
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